Sommario

Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (quinta e ultima parte)
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Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (capitolo quarto)
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Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (parte terza)
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Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
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Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
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Il rompipale - Precisazioni sul decreto taglia-sgravi
commenti (4)

IL ROMPIPALE: WALTER SULL'AMBIENTE PROMOSSO CON LA SUFFICIENZA
commenti (16)

SARAI MONDO SE MONDERAI LO MONDO (Seconda parte)
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PARLIAMO DI RIFIUTI CON IL "ROMPIPALE"
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IL ROMPIPALE: SESTA E ULTIMA PUNTATA DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"
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IL ROMPIPALE: QUINTA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"
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IL ROMPIPALE: QUARTA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"
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IL ROMPIPALE: TERZA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"
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IL ROMPIPALE: SECONDA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"
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IL RITORNO DEL ROMPIPALE
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UN'OPINIONE DIVERSA SULLA SADAM
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IL ROMPIPALE 3: ELETTRICITA' LIBERA
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ENERGIA, ENERGIE
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IL ROMPIPALE: LA RUBRICA ENERGETICA
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Pagine



Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (quinta e ultima parte)

Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo quinto: chi paga il conto? - conclusioni (finalmente)
Ma tutti questi soldi da dove vengono fuori? E qual è il vantaggio di questa incentivazione per la collettività?
Risposta alla prima domanda: il conto energia attinge la sua dotazione economica da un prelievo tariffario obbligatorio presente sulla bolletta dell'elettricità dal 1991 per incentivare la produzione elettrica da fonti energetiche alternative (fino al gennaio 2007 vi rientravano anche gli inceneritori, o, per usare un eufemismo, impianti di termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani...). Si tratta di un fondo che abbiamo contribuito a costituire nel corso di questi anni con la nostra bolletta elettrica.
Qual è il vantaggio di incentivare così pesantemente la tecnologia fotovoltaica?
In effetti il fotovoltaico da solo, senza incentivo, non avrebbe una grandissima convenienza economica, dato l'enorme investimento iniziale. Il vantaggio di incentivare questa forma di energia sta nella sua potenziale facilità diffusione rispetto alle altre che deriva a sua volta dalla facilità di installazione e dalle scarse operazioni di manutenzione di cui necessita nel corso della sua vita operativa.
E' chiaro che l'energia così prodotta a causa dell'incentivo erogato ha, per la collettività, un costo un po' più grande rispetto a una fonte energetica convenzionale, ma ha degli indubbi vantaggi, seppure intangibili. Un grande vantaggio sta, intanto, nel produrre un certo quantitativo di energia elettrica a emissioni nocive quasi nulle (sia in termini di sostanze tossiche, che gas serra, che radiazioni nocive, scarti e scorie nocive di varia natura, etc..) e, inoltre, nella possibilità di “sganciare” una parte della produzione di elettricità dalle fluttuazioni dovute alle varie vicissitudini e arbitrarie decisioni dei paesi esportatori di combustibili fossili (petrolio, metano, uranio, carbone, etc...).
Un altro aspetto positivo di questo tipo di fonte energetica, che risulta vantaggioso anche nei confronti delle altre energie rinnovabili, è la sua possibilità di “miniaturizzazione” e la capacità di essere diffusa nel territorio. Questa caratteristica, per prima cosa, fa sì che il punto di produzione sia molto vicino a quello di consumo, con evidenti enormi benefici per quanto riguarda dissipazioni di energia durante il trasporto. Altro beneficio derivante dalla miniaturizzazione è costituito dal fatto che se uno o più impianti di produzione smettessero di funzionare momentaneamente, non ci sarebbero gravi malfunzionamenti della rete, ma al più solo piccoli cali di tensione.
A fronte di questa possibilità di “miniaturizzazione” devo aggiungere che il fotovoltaico non è un fenomeno di “nicchia”: solo nel 2008 sono stati installati 338 MW (Fonte GSE), con tendenza all'aumento), pari a circa 338000MWh, cioè un decimo di quello che può produrre una centrale termonucleare di pari potenza in funzione tutto il giorno per tutti i giorni dell'anno. In pratica in 10 anni si potrebbe riuscire a installare una capacità produttiva pari a quella di una centrale nucleare, che però necessita di molto più tempo per essere messa in funzione (e ancora più tempo per essere smantellata!).
E' evidente, comunque, che da solo il fotovoltaico non può coprire il fabbisogno energetico di un paese come il nostro, ma di sicuro nel mix di fonti energetiche il fotovoltaico dovrà acquisire, insieme all'eolico, un peso maggiore a quello attuale.
La politica di incentivazioni voluta dall'Europa è volta nella direzione di creare un elevato livello produttivo e un forte mercato di componenti per il fotovoltaico che, il prima possibile, diventino autonomi e soprattutto nella direzione di stimolare lo studio di nuove tecnologie sempre più efficienti.
07/07/2009 20:22 commenti

Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (capitolo quarto)

Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo quarto: dove sta la fregatura? - conclusioni (finalmente)
(puntate precedenti)

Domanda: se sono così tanto convenienti, perché i tetti degli italiani non sono pieni di impianti fotovoltaici?
Risposta: francamente non l'ho ancora capito bene.
In effetti, però, qualche idea me la sono fatta: credo che l'imputato maggiore sia la scarsissima, per non dire nulla, informazione. Avete mai sentito parlare del “conto energia”? Tranne quelli che si informano autonomamente sulle energie rinnovabili dubito che qualcuno di voi abbia mai sentito parlare di tale incentivazione. Eppure il primo conto energia è stato istituito nel “lontano” 2005 ed è poi stato rinnovato, come si è detto, nel 2007. Per questo problema spero che i miei interventi possano essere di aiuto.
Altro motivo che ha impedito la diffusione degli impianti fotovoltaici è che l'idea di dover sborsare una certa quantità di soldi tutta insieme raffredda di certo gli animi. Riguardo a ciò vorrei proporre due analogie.
La prima analogia che vorrei fare è tra l'acquisto dell'impianto e l'acquisto di una automobile: non hanno la stessa utilità e quindi non possono essere considerate spese alternative, ma l'analogia sta nell'equivalenza delle cifre in ballo. Quando, però, si va a valutare il peso degli incentivi nei due casi si vede come per le automobili si arrivi al massimo, per esempio, su una fiat punto a metano al 30-40%, mentre per un impianto fotovoltaico, cercando di dare la cifra realistica ma anche il più possibile cautelativa (pessimistica) dell'esempio fatto nell'intervento precedente, al 220%. Certo non le si riprende tutte subito come avviene per lo sconto sulle auto, ma la differenza in termini economici mi pare sia evidente. Quindi potremmo dire che si tratta di una spesa che alla lunga non fa spendere, ma anzi guadagnare.
Proprio a partire da questa ultima affermazione nasce subito la seconda analogia: quella con un normale investimento al quale alcuni di voi avranno affidato i propri risparmi. Per essere più specifico vorrei fare una analogia con quelle forme di investimento in cui si vincola il proprio denaro in cambio di un limite di un guadagno minimo garantito (i più sicuri). In entrambi i casi il capitale iniziale viene restituito dopo un certo periodo con l'aggiunta di una certa quantità di interessi. Nel caso dell'investimento l'ammontare del capitale e, spesso, anche dei relativi interessi viene restituito tutto alla fine del periodo convenuto, mentre per l'impianto il sistema del pagamento bimestrale dell'incentivo corrisponde a una sorta di restituzione del capitale già dal mese dopo in cui viene riconosciuto l'incentivo potendo essere a sua volta reinvestito o speso a piacere da subito, pur continuando a “produrre interessi”, dato che l'impianto pur iniziando a restituire il capitale produrrà sempre la stessa quantità di energia e quindi di soldi.
A questo va aggiunto che un investimento come quello portato in esempio non produrrà mai un guadagno paragonabile a quello di un impianto fotovoltaico in conto energia. Gli investimenti che possono competere con quest'ultimo sono anche molto meno garantiti.
E se io non ho soldi da parte ma voglio lo stesso smettere di pagare la bolletta? Per sopperire a questo problema esistono dei modelli di finanziamento bancario anche sul totale della spesa, le cui rate vengono ripagate tramite cessione dell'ammontare dell'incentivo stesso per un certo numero di anni (mi raccomando non lasciatevi ingannare da chi vi offre impianti senza lasciarvi nemmeno qualche anno di incentivo!), concedendo, alla fine, anche un piccolo margine di guadagno oltre al risparmio in bolletta che ci eravamo proposti
29/06/2009 00:35 commenti

Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (parte terza)

Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo terzo: Cosa ci guadagno? - Il conto energia

Il vantaggio economico non sta solo sul risparmio “in bolletta”, ma anche nell'incentivo concesso dal decreto interministeriale del 19/02/2007, altrimenti detto “conto energia”.
Come funziona questo incentivo e soprattutto quanto vale?
L'incentivo attualmente vigente per gli impianti fotovoltaici viene pagato a cadenza bimestrale sotto forma di tariffe incentivanti, cioè, per dirla in parole povere,“un tanto” al chilowattora prodotti dall'impianto stesso. Questo “tanto” varia in base alla taglia dell'impianto e in base all'integrazione architettonica dell'impianto stesso: diminuisce con la grandezza dell'impianto e aumenta con il livello di integrazione architettonica dell'impianto nella struttura che lo ospita.
La taglia dell'impianto si misura tramite una potenza nominale (o di targa) dell'impianto: i “chilowatt-picco” (kWp). E' solo una specie di nome, non ci state a ragionare troppo: una potenza che l'impianto può sviluppare in condizioni standard decise convenzionalmente.
Detto questo facciamo tre esempi: un impianto da 2,7 kWp e semplicemente appoggiato sul tetto (un impianto molto vicino a quello sufficiente per una qualsiasi famiglia delle nostre parti) prenderebbe un incentivo di 0,431 euro a kWh prodotto; lo stesso impianto messo su caprette a terra prenderebbe, invece, 0,392 euro a kWh prodotto.
Lette così sembrerebbero piccole cifre, ma vi devo ancora rivelare un paio di argomenti su cui riflettere...
Argomento numero uno: dalle nostre parti (in toscana) un impianto delle dimensioni dell'esempio appena fatto produce circa (prendetelo come dato indicativo) 3200 kWh. L'argomento numero due è che dal giorno in cui viene riconosciuto, l'incentivo dura obbligatoriamente per 20 anni.
A questo punto possiamo già fare un rapido conto: 0,431(euro a kWh) x 3200 (kWh all'anno) x 20 (durata dell'incentivo) = 27584 euro.
Questa è la cifra che va aggiunta al risparmio in bolletta, che, se il dimensionamento è stato fatto bene, corrisponde agli stessi 3200 kWh che l'impianto produce. Supponendo che tra costo dell'energia e varie tasse noi paghiamo in bolletta 18 centesimi di euro per ogni kWh di elettricità siamo a 3200 x 0,18 x 20= 11520 euro.
Ma quanto costa un impianto di questo genere? Senza andare nel particolare, dato che il costo di un impianto varia seguendo molti parametri diciamo che ci aggiriamo intorno ai 17-18000 euro. Cifra non proprio a buon mercato, ma che viene ampiamente ripagata nel tempo dall'unione dell'incentivo e del risparmio sull'elettricità. Se non volessi tirare fuori i soldi sull'unghia esiste anche la possibilità di finanziare interamente l'ammontare e di cui parleremo prossimamente.
Insomma si capovolge la prospettiva: l'incentivo non è proposto, come spesso accade, sotto forma di contributo a fondo perduto sul capitale investito, ma in base alla reale capacità produttiva dell'impianto e arrivano a concedere anche un notevole guadagno.
Ma se il guadagno è così tanto perchè i tetti italiani non sono pieni di pannelli fotovoltaici? E soprattutto chi paga il … “conto”? E perchè?
01/06/2009 00:54 commenti

Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli

Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo secondo: se funziona solo di giorno che me ne faccio di un impianto fotovoltaico? - Lo scambio sul posto


“Di giorno con il sole le cose vanno a gonfie vele, ma di notte rimarrò senza elettricità?”. No.
Anche dopo l'installazione dei pannelli fotovoltaici il vostro impianto casalingo rimane collegato con la rete elettrica, quindi non si butta l'elettricità prodotta in eccesso durante il giorno ne' tanto meno si rimane al buio di notte.
In più l'energia che viene prodotta in eccesso, non deve essere per forza regalata. Anzi!
Questa elettricità che non consumiamo può essere venduta oppure si presenta una seconda possibilità, concessa a tutti coloro che hanno impianti di produzione elettrica da fonte rinnovabili o ad alto rendimento (impianti a cogenerazione), ma non andiamo troppo lontano. Il sistema di cui parlo si chiama “scambio sul posto”. Questo tipo di disciplina di gestione elettrica fa in modo che quando si produca un eccesso di energia elettrica lo si possa cedere temporaneamente alla rete per poi utilizzarlo nei momenti in cui l'impianto non produce o non produce abbastanza.
Troppo complicato detto così. Forse si capisce meglio dicendo che tramite lo scambio sul posto la rete elettrica si comporta come una specie di batteria che accumula l'elettricità che produciamo senza consumarla per poi ridarcela indietro quando non ne produciamo abbastanza.
Se si dimensiona l'impianto in maniera corretta, quindi, si può fare in modo che questo produca tanta energia quanta ce ne serva per tutto l'anno, seppure in momenti diversi da quando la si usa.
Nella “concreta realtà” accade che quando l'elettricità viene prodotta in eccesso (di norma le ore diurne dalle 11 alle 15, soprattutto nelle giornate tra marzo e settembre) questo eccesso viene ceduto alla rete che lo consuma. La notte e nelle giornate invernali, invece, il “credito” accumulato viene impiegato, assorbendo energia dalla rete prodotta da una qualche altro impianto in funzione in quel momento.
Detto in soldoni spiccioli: con lo scambio sul posto non si paga più l'elettricità che consumiamo.
A questo punto è necessario evidenziare un'osservazione: nelle ore (12-14) e i giorni (estivi) in cui la produzione è massima c'è di norma anche il massimo consumo della rete presa nel suo complesso, come già ho avuto modo di dire in un precedente post. Questo significa che il fotovoltaico, nonostante non possa essere fatto funzionare in maniera programmata rispetto alle richieste della rete (provate a spegnere e accendere il sole...), come accade per quasi tutte le energie da fonti rinnovabili, possa essere considerato molto vantaggioso per coprire i fabbisogni di potenza nelle ore di picco (a riguardo vi consiglio di rileggere uno dei miei primi interventi).
“Insomma spendo tutti questi soldi solo per non pagare più l'elettricità? Ma non è che ci rimetto?”
17/05/2009 19:42 commenti (6)

Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli

Accogliamo con estremo piacere il ritorno sulle nostre pagine dell'Ing. Marco Sarcoli che in cinque capitoli a cadenza settimanale ci aiuta ad approfondire il tema del fotovoltaico e del conto energia in tutte le sue sfaccettature. Buona lettura

Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo primo: cosa produce il fotovoltaico? - “I pannelli"
Prima di iniziare devo subito dire che lavoro per una azienda che progetta e installa impianti fotovoltaici, questo per chiarezza e onestà intellettuale.Proprio in questa veste, però, parlando in giro mi accorgo sempre più spesso di quanto il conto energia e l’energia fotovoltaica siano più sconosciuti per gli Italiani di quanto Carneade lo fosse per don Abbondio.Insomma: “Il conto energia chi era costui?”Ma partiamo dalla base.Un impianto fotovoltaico è un impianto che sfrutta la radiazione solare per produrre energia elettrica tramite “effetto fotovoltaico”, fenomeno osservato dal fisico Alexandre Edmond Becquerel nel 1839 e spiegato da “un certo” Albert Einstein, che per questo ha vinto il premio nobel nel 1905 (tanto per dire quanto può essere distante ma fondamentale l'effetto della ricerca pura).
Per farla breve i fotoni che compongono la luce colpiscono un materiale semiconduttore liberando in esso degli elettroni che vengono messi in moto ordinatamente formando una corrente elettrica. Subito una precisazione: non confondiamo gli impianti fotovoltaici, che producono elettricità, con gli impianti solari termici, che producono acqua calda tramite un effetto riconducibile a quello che riscalda una serra (“effetto serra”).Torniamo ai pannelli fotovoltaici. Attualmente, nell'uso comune, questi pannelli sono formati da silicio sotto varie forme e drogato con varie sostanze ed esauriscono progressivamente le loro caratteristiche: per il momento sono garantiti per produrre il 90% del rendimento iniziale dopo 10 anni e l'80% dopo 25 anni, ma questi valori sono, ovviamente, cautelativi (e quindi pessimistici).L’elettricità prodotta dal pannello è di tipo continuo, come quella che scorre nell’impianto elettrico dell’auto o che viene prodotta da un accumulatore elettrico (pila). Per questo motivo per essere usata nel nostro impianto casalingo deve essere trasformata in alternata da congegni chiamati “inverter”.I pannelli solari possono essere messi sopra la copertura di una abitazione al posto delle tegole (impianto totalmente integrato architettonicamente), sopra le tegole (parzialmente integrato) oppure a terra o in altre posizioni tramite apposite strutture (non integrato). Sotto il profilo tecnico non vi è differenza tra i tre metodi, ma solo per quanto riguarda l’incentivo statale. Ne riparleremo in seguito.I parametri più importanti sono però l’orientazione e l’inclinazione del pannello.L’orientazione è semplicemente la posizione della superficie captante rispetto ai punti cardinali, che deve essere il più vicina possibile al Sud (ovviamente), anche se la produttività rimane discreta anche discostandosi notevolmente da tale direzione.Per inclinazione si intende la pendenza che il pannello ha rispetto al terreno. L’inclinazione ottimale, alle nostre latitudini, è di circa 30 gradi, ma anche qui la produttività non varia molto anche se questa inclinazione si discosta dai 30 gradi. Per esempio: l’inclinazione dei tetti delle nostre case (17 gradi circa) fa perdere meno del 5% dell’elettricità prodotta.“Va bene va bene, ma la vera domanda che sorge spontanea è: installo un impianto fotovoltaico (e spendo una discreta quantità di soldini) solo per avere elettricità di giorno quando c'è il sole? Che ci guadagno?”.
Non abbiate fretta: di questo parleremo nella prossima puntata..
04/05/2009 14:56 commenti

Il rompipale - Precisazioni sul decreto taglia-sgravi

Il rompipale - Precisazioni sul decreto "taglia-sgravi"

Con questo intervento molto breve, a cui spero riuscirò a farne seguire altri più dettagliati, cercherò di chiarire alcune imprecisioni tra cui quelle che ho sentito pronunciare dalla signora Donatella Mattesini, intervistata durante il notiziario in onda su Teletruria, che spero presto saranno chiarite, dato che riempiono il campo di enorme confusione, come se già ce ne fosse poca.
Intanto il decreto di cui si parla è il decreto legge 185 del novembre 2008 (altrimenti chiamato “decreto anticrisi”), articolo 29. In questo articolo viene richiamata la legge 296 del 2006, una legge finanziaria che introduceva sgravi fiscali.
Chiariamo subito che questi sgravi fiscali sono posti sotto forma di detrazioni fiscali del 55% della spesa sostenuta per i seguenti 4 tipi di intervento: l’installazione di pannelli solari termici (notate bene che i pannelli solari termici producono acqua calda e i pannelli fotovoltaici producono elettricità), la sostituzione di caldaie normali con caldaie a condensazione, la sostituzione di infissi con quelli con maggiori capacità di isolamento termico, l’effettuazione di lavori di miglioramento energetico (da cui sono esclusi l’installazione di pannelli fotovoltaici). Quindi ripeto: non si toccano gli incentivi sui pannelli fotovoltaici, che seguono i dettami di una direttiva europea del 2001.
In aggiunta a questa precisazione faccio presente che i suddetti sgravi fiscali non vengono revocati, ma si pongono dei tetti massimi alla spesa che lo Stato può sostenere per le detrazioni decise nella legge. Perciò le detrazioni vanno richieste direttamente alla agenzia delle entrate che dovrà verificare l’effettiva copertura finanziaria prima di concedere gli sgravi.
Detto questo, però, c’è da dire che questo decreto è un chiaro segno che fra le priorità di questo governo non vi sono certo le energie rinnovabili né il risparmio energetico. Purtroppo dalle dichiarazioni degli esponenti del governo e della maggioranza si capisce che non si è ancora capito che il solo modo per superare l’attuale crisi e per garantire delle basi solide e durature per la nostra società ed economia è quello di rendere i nostri consumi sostenibili dal nostro pianeta tramite il risparmio energetico e l’utilizzo delle energie rinnovabili.
D’altro canto, però, vedo che anche nelle fila dell’opposizione vi è una enorme confusione, anche fra chi dovrebbe essere “esperto”.
Tutto questo mi riempie di frustrazione e di scoraggiamento: almeno per ora la nostra classe politica non è per nulla adeguata al cambiamento epocale che stiamo vivendo. Ma ricordiamoci che la classe politica la smuoviamo più o meno inconsciamente noi cittadini, che dettiamo l’ordine alle priorità dei politici, quindi svegliamoci e, metaforicamente parlando, sturiamo loro le orecchie!
Marco Sarcoli
09/12/2008 23:52 commenti (4)

IL ROMPIPALE: WALTER SULL'AMBIENTE PROMOSSO CON LA SUFFICIENZA

Il Rompipale: Walter sull'ambiente promosso con la sufficienza (di Marco Sarcoli)

Va bene, lo ammetto: sabato 25 ero al Circo Massimo. E ho ascoltato il discorso di Walter Veltroni.

Non mi soffermerò sulle altre parti di quello che è stato detto, dato che non competono la rubrica su cui scrivo, ma focalizzerò la mia analisi sulla parte in cui si ricordavano tematiche ambientali.

Sono lieto che finalmente si dica fuori dai denti che le politiche ecologiche non sono solo un peso, ma anche una risorsa per un paese dall'economia avanzata come è (per ora) il nostro. E che proprio in un momento di “crisi” dell'economia come quello attuale, spingendo, con incentivi e facilitazioni procedurali, il risparmio energetico e il ricorso a energie rinnovabili a basso impatto ambientale non solo non si pone un freno alla creazione di ricchezza, ma facendo di necessità virtù se ne potrebbe creare di nuova, proveniente dal lavoro di quelle aziende che operano nel settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, e si potrebbe addirittura contribuire a costruire fondamenta solide per il futuro di quella stessa economia.

Si è già detto, infatti, in questa stessa rubrica di come il modello economico attuale abbia in se' il seme della sua stessa distruzione, in quanto fondato sulla necessità intrinseca di “aumento” e quindi anche di aumento di consumo di risorse. Se queste risorse non possono essere rinnovate è chiaro che il meccanismo tenderà a non avere sfoghi, tenderà all'esaurimento e quindi alla fine della nostra società. Se invece tendiamo alla diminuzione dell'utilizzo delle risorse si potrà sperare di far prosperare la nostra società per un tempo indeterminato.

Le note dolenti provengono dall'ancora scarso spazio che è costantemente riservato all'argomento ambiente, sia nel “discorso del Circo Massimo” che più in generale negli interventi quotidiani di esponenti del PD in televisione e negli altri canali di informazione.

Scarso spazio perché sulla questione ambientalista si potrebbe imbastire quasi una intera campagna elettorale per quanti altri temi da sola riesce a coinvolgere pesantemente: economia, lavoro, futuro e persino lotta alla mafia, che ultimamente si è gettata a capofitto nello smaltimento selvaggio (e a basso costo) dei rifiuti. Ma non mi occupo delle campagne elettorali del PD o del loro commento. Mi limito a far notare quanto, secondo il mio modesto parere, l'argomento debba rappresentare, proprio per le sue complesse e articolate ricadute, il centro degli interessi dei politici. Sta già diventando il centro dell'attenzione dell'opinione pubblica, fortunatamente, ma questa stessa opinione pubblica dovrebbe, a mio avviso, essere guidata verso una profonda e corretta percezione delle tematiche ambientaliste, come facenti parte di un “tutt'uno” inscindibile con altre tematiche già percepite fortemente.

E proprio da chi vanta una maggiore attenzione verso queste tematiche dovrebbe arrivare, per esempio, una censura a chi si pronuncia sul problema dei cambiamenti climatici con sia stato, almeno finora, impropriamente considerato fine a se' stesso. Oppure a chi sventola le centrali nucleari come se fossero la panacea scordandosi il piccolo problema delle scorie radioattive, che ricordo essere ancora irrisolto.

Veltroni con il suo discorso ha finalmente fatto un passo avanti ufficiale, ma devo ancora riscontrare quanto la questione ambientale non abbia conquistato la centralità del dibattito, per quanto ultimamente assai scolorito e scialbo, insieme a legalità libertà, democrazia e benessere.

Per questo, Walter, secondo me ti meriti la sufficienza, per ora, ma niente di più: ti applichi ma puoi fare di meglio.

Marco Sarcoli

27/10/2008 00:38 commenti (16)

SARAI MONDO SE MONDERAI LO MONDO (Seconda parte)

di Marco Sarcoli
Finora abbiamo parlato genericamente del problema rifiuti. Vediamo ora una applicazione messa in pratica a pochi chilometri da noi dal Comune di Perugia in una sua circoscrizione che si trova a nord est della città, verso Gubbio: si tratta della raccolta differenziata porta a porta.
In questa circoscrizione si trovano alcune frazioni di Perugia in cui la popolazione ha una distribuzione e un numero molto simile a quella dei nostri comuni. Tale informazione è interessante perché rende le condizioni di partenza e le varie problematiche di applicazione del sistema molto simili alle nostre. Perciò si potrà più agevolmente avere un'idea della fattibilità di una applicazione simile anche nelle nostre zone.
Per cominciare diciamo che dalle loro strade spariranno le “campane” e i cassonetti che si utilizzano nella comune raccolta differenziata. Questi saranno sostituite da tre sacchi di colore diverso distribuiti alle famiglie in cui si getterà: carta e cartone (sacco giallo); plastica, alluminio, vetro e i materiali ferrosi (sacco azzurro); residuo secco urbano, cioè il rifiuto indifferenziabile (sacco grigio). I sacchi pieni vengono poi ritirati dall'azienda di raccolta in giorni prestabiliti. Finora nulla di molto diverso da quanto si fa anche da noi.
Per quanto riguarda la frazione organica (il cosiddetto “umido”) si possono scegliere due diverse soluzioni. La prima è il “compostaggio domestico”, cioè la decomposizione dei rifiuti effettuato in un contenitore chiamato “compostiera”, distribuita gratuitamente alle famiglie dall'azienda di smaltimento dei rifiuti, dove la biodegradazione potrà avvenire agevolmente e senza troppi disturbi olfattivi a chi abita nelle vicinanze. Il prodotto della biodegradazione potrà, poi, essere utilizzato direttamente come fertilizzante per orti o giardini.
L'alternativa per chi non ha orti o giardini è l'utilizzo di un piccolo contenitore di raccolta di colore verde che servirà a massimo 3 famiglie, il cui contenuto verrà raccolto in giorni prestabiliti come nel caso degli altri sacchi. Queste saranno le uniche vestigia delle “vecchie” campane.
Perché è interessante per noi questa esperienza? In effetti non si tratta certo di una novità, dato che in molti posti è già stata applicata. In più a prima vista questa potrebbe sembrare solo una complicazione organizzativa di quello che c'è già, cioè la raccolta “tramite campane”.
La prima e più intuibile miglioria è il fatto che in questo modo si tiene conto della quantità di rifiuto che effettivamente ogni famiglia produce. In questo modo è possibile calcolare la tassa per la raccolta dei rifiuti (la famigerata TARSU) in base all'effettiva produzione e questo è proprio quello che il comune farà, rendendo più equo l'onere economico sostenuto dalle famiglie.
La seconda caratteristica saliente di questo metodo è la maggiore consapevolezza e responsabilità di cui è investito il cittadino. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che è previsto che i sacchi non vengano più ritirati dall'azienda se non contengono quello per cui sono previsti (quindi guai a mettere carta nel sacco grigio o l'insalata nel sacco blu...).
Questi vantaggi non sono solo teorici, ma sono stati provati da numerose esperienze compiute sia all'estero che in Italia. Si è notato, infatti, che la frazione di raccolta differenziata ottenuta da questo metodo aumenta notevolmente, fino a superare il doppio e arrivando a percentuali “stratosferiche” che oltrepassano il 60% dei rifiuti, numeri che fanno sperare.
Per quanto riguarda i costi non ho dati, ma posso solo supporre che gli inferiori costi e minore tempo spesi a dover vagliare nuovamente i rifiuti che dovrebbero essere già“differenziati” vadano a coprire i maggiori costi dovuti alla capillarità con cui deve essere effettuata la raccolta porta a porta.
Ricordo, però, nuovamente che il primo e migliore sistema per lo smaltimento dei rifiuti consiste nella riduzione della loro produzione. Quindi impariamo a rinunciare, per esempio, agli allettanti e colorati cartoncini che accolgono, spesso inutilmente, la gran parte degli oggetti che compriamo. Meglio ancora: impariamo a comprare, ove possibile, prodotti sfusi per cui i contenitori si possano utilizzare più volte.
Oltre a questo il consiglio più semplice, che già ho dato in passato, è quello di riprendere l'abitudine di riparare gli oggetti che si rompono. Ma anche quando gli oggetti sono irreparabili cerchiamo almeno di riutilizzarli, quando possibile, destinandoli a usi diversi. Se poi non si può fare altro la raccomandazione è sicuramente quella di differenziarli accuratamente: se anche si creda, col solito scetticismo fatalista, che i nostri sforzi vadano persi per incapacità o malafede delle aziende che raccolgono i rifiuti, impegniamoci comunque fare il massimo che possiamo in modo che almeno non ci si lamenti di una cosa che siamo i primi a non fare.
Finisco ringraziando Francesca per l'aiuto nella raccolta dei dati presenti in questo post
26/05/2008 22:51 commenti (13)

PARLIAMO DI RIFIUTI CON IL "ROMPIPALE"

Sarai mondo se monderai lo mondo (parte prima)

di Marco Sarcoli

Ultimamente ho visto che il tema dell'immondizia, o meglio dei Rifiuti Solidi Urbani, è già stato a ragione posto in evidenza anche dal Pollo. Non poteva essere diversamente data l'enorme risonanza che hanno avuto le vicende avvenute in Campania.
C'è subito da precisare che la forma eclatante manifestatasi nel caso campano è dovuta soprattutto agli atti della Camorra che negli ultimi anni ha accumulato, nelle discariche e sotto le terre campane, una enorme quantità di rifiuti provenienti soprattutto da imprenditori (un po' troppo furbi) del Nord. E questo è un fatto risaputo.
Queste osservazione, però, è bene che non ci faccia dormire sonni troppo tranquilli perché la Malavita ha solo portato al parossismo una situazione che era già critica: la stessa che viviamo anche nelle altre parti di Italia senza averne completa percezione.
Voglio subito premettere che non sono qui a portare avanti discorsi filosofici sulla giustezza dell'impostazione che la nostra società si è data: sarebbe utile, ma io non ne sono in grado. E', invece, interesse di questo spazio (e mio) cercare di chiarire (e chiarirmi di conseguenza) alcuni punti salienti per fissare l'impostazione generale del problema: in altri luoghi e da persone più esperte troverete, spero, informazioni più specifiche.
Il primo punto importante che si può individuare consiste in un difetto di sistema (e quindi tanto più pericoloso). Il modello consumistico come finora è stato applicato, infatti, porta per sua stessa natura a un aumento incontrollato del consumo di risorse (in “ingresso”) e di rifiuti (in “uscita”) a causa della sua necessità intrinseca di “aumento”: tutti i conti, da quelli di casa a quelli delle grandi aziende fino a quelli dello Stato, vengono fatti ricercando una prospettiva di “aumento” (aumento dello stipendio, aumento della produttività, aumento del PIL, etc...).
A questo si aggiunge un altro problema: la superficialità con cui diffusamente viene considerato il problema dei rifiuti. Ciò che è principalmente pericoloso in questo senso è la scarsa consapevolezza di cui sono dotati i cittadini nei riguardi di quello che accade dopo che, per esempio, hanno gettato l'incarto del proprio nuovo televisore a cristalli liquidi o, per dirne un'altra dove vada a finire il televisore vecchio.
Questa scarsa consapevolezza è poi alimentata dichiarazioni di amministratori e di aziende di settore spesso pervase da rassicurante fiducia positivista non percependo e, soprattutto, non volendo far percepire l'importanza, la complessità e la mancanza di una soluzione definita del nodo del trattamento dei rifiuti. In questo frangente, però, l'emergenza inconfutabile che si è creata in Campania è stata una sorta di utile campanello di allarme.
La superficialità con cui si considera il problema rifiuti non ha, però, come sola espressione la scarsa consapevolezza, ma anche la fretta di trovare un mezzo qualsiasi per allontanare da noi questo “amaro calice”, quando si prenda in considerazione il problema. E possibilmente senza che ci venga richiesto uno sforzo troppo grosso, tipo quello di differenziare i rifiuti in base al materiale di cui sono composti... E quindi si finisce, per esempio, per cullarci con l'idea della costruzione di un inceneritore (l'importante è che sia lontano da casa nostra...), come se fosse una soluzione definitiva. Tutti quelli che ne “masticano” qualcosa (anche quelli che fanno finta di niente) sanno che l'incenerimento è un trattamento chimico dei rifiuti molto semplice da operare, ma anche non del tutto sicuro per la nostra salute e quindi non affidabile come soluzione duratura del problema. L'unica cosa certa, infatti, è solo che con esso si trasforma il solido in gas (opportunamente invisibile all'occhio...), in una forma che è sufficientemente poco tossica, ma non pulita in assoluto: quando qualcosa brucia, a meno che esso sia idrogeno puro, viene prodotto sempre qualcosa di più o meno nocivo.
Va da se' che dove la situazione è critica, come a Napoli, non si può fare altro che affidarsi all'incenerimento per allontanarsi abbastanza dall'emergenza da poter pensare ad altro, ma di certo a compiere il lavoro non sarà l'inceneritore che si vorrebbe costruire ad Acerra: si parla (ottimisticamente) di almeno un anno per concluderlo, quindi spero proprio che non ci si debba affidare ancora ad esso per risolvere la questione...
Cosa fare allora? Trovare un modo per abbandonare progressivamente l'utilizzo degli inceneritori. Con quale tecnologia non ho accurate conoscenze per dirlo: forse gli ormai conosciuti impianti per il trattamento meccanico biologico o altro, ma l'importante è che le amministrazioni guardino verso il metaforico orizzonte che sta aldilà degli inceneritori, e che si convincano (dobbiamo operare anche noi cittadini-elettori in tal senso) che questi congegni sono solo gradini per poter salire più su, non un pianerottolo dove fermarsi. Nel frattempo, però, dobbiamo ridurne al minimo l'utilizzo. E qui ancora di più è necessario che noi cittadini (almeno noi!) facciamo la nostra parte prima di tutto riducendo al massimo la produzione diretta o indiretta di rifiuti, cercando, ad esempio, di non correre in cerca dell'ultimo gadget tecnologico (e chi mi conosce sa quanto ciò costi per primo a me...) o macchinetta o utensile o vestito alla moda: il fatto stesso di stimolare la produzione di beni ha come conseguenza la generazione di rifiuti.
Nella prossima parte di questo intervento parleremo di un esempio concreto posto in essere molto vicino a noi.
20/05/2008 00:15 commenti (7)

IL ROMPIPALE: SESTA E ULTIMA PUNTATA DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"

Come promesso chiudo oggi con la sesta parte di "Vento e i suoi derivati" esternando alcune considerazioni del tutto personali. Per cominciare se qualcuno leggendo i miei interventi ha già iniziato a navigare con l'immaginazione colmo di ottimismo lo prego di ammainare le vele e gettare per un momento l'ancora: l'eolico da solo non è la soluzione a tutti i problemi di gas serra, di inquinamento e di approvvigionamento energetico. E non lo è nemmeno il nucleare, tanto per tagliare la testa al toro delle cicliche discussioni politiche a riguardo (più le seguo più le vedo popolate da incompetenti sia tra i pro che tra i contro): semplicemente perchè il “combustibile” nucleare è, come il petrolio, a termine ed esso già scarseggia. Così come non lo è (più) il petrolio e nessuna altra fonte di energia presa singolarmente.
E' necessario studiare dei convenienti “mix”(parola chiave)energetici formati dal concorso di più fonti energetiche. Tra queste sarà probabilmente presente il petrolio, il nucleare(per cui è bene studiare delle alternative valide alle tipologie attuali), tutte le forme di energia rinnovabile e soprattutto dovrà essere presente in maniera importante la fonte energetica più economica ed ecologica: il risparmio energetico e in generale di risorse della Terra.
Ma tra queste fonti dovrà anche e necessariamente far parte l'eolico: troppe sono le sue vantaggiose peculiarità che tutti consociamo. La parte delle nostre comunità locali dovrà essere quello di promuoverlo concretamente. Promuoverlo non significa organizzare un convegno ogni anno, ma nemmeno per forza tirar fuori vagonate di soldi. Può semplicemente voler dire svolgere uno dei compiti del politico e cioè operarsi affinché le leggi e le convinzioni dei cittadini si muovano nella direzione giusta. Come lo stesso Pollo ci ha ricordato in un post recente gli amministratori Cortonesi negli anni '60 operarono una scelta coraggiosa e anticonformista, una scelta che probabilmente andava contro il sentire comune dell'epoca. Allora, spinti probabilmente dall'opinione di speculatori di scarse remore, si pensava che lo sviluppo economico dovesse passare attraverso la licenza di edificare dove e come si volesse. Gli amministratori “paradossalmente” (si credeva) dissero no proprio per favorire un certo tipo di sviluppo economico e questo ora è l'origine dell'enorme successo turistico di Cortona. E' il momento, questo(anzi forse è già passato), in cui è necessario rinnovare quel coraggio e quella lungimiranza e cercare di salvare Cortona e i suoi paesaggi erodendone una parte(minima) proprio per il suo bene, come si fa quando si taglia un albero per farlo ricrescere più rigoglioso dai suoi virgulti.
Mi rivolgo soprattutto a certi assessori i quali non credo, osservando realisticamente i fatti, che possano più avere velleità politiche molto elevate. Lo dico senza animosità e senza voler offendere nessuno né riferirmi a nulla di personale: evidentemente questi politici verranno presto dimenticati (in quanto amministratori, non intendo in quanto persone badate bene!), quando finirà il loro mandato. Perciò propongo loro una scommessa: impegnarsi a trovare per l'impianto di Ginezzo la strada giusta per essere realizzato oppure, se proprio si è giunti alla certezza che l'impianto di Ginezzo “non s'ha da fare”, che si crei un percorsi preferenziale per altri impianti, come per esempio una diffusione del minieolico in zone a impatto minimo, come le zone industriali o piccoli centri sperduti. Che lo si faccia con il rispetto dell'ambiente e della legge, ovviamente, ma cogliendone lo spirito profondo prima ancora che uniformandosi ottusamente ad essa. La decisione della sua realizzazione non dipende, certo, da una singola entità amministrativa, ma una volontà ferma può creare dei corridoi più agevoli per essa.
Questa è una scommessa che non costa loro nulla: se la perdono non succederà nient'altro che quello che accadrebbe comunque e cioè che vengano dimenticati; se, invece, la vincono saranno ricordati come quelli che hanno dato un futuro e tranquillità alla loro popolazione, la gente probabilmente si abituerà a un nuovo paesaggio e comunque il cambiamento potrà essere in molti casi reversibile (le pale si possono disattivare e smontare più agevolmente di un impianto a biomassa, tanto per essere chiari...).
Ma poi: siamo proprio sicuri che un aerogeneratore sia così brutto? Un'opera d'arte non è tale solo per ciò che si vede, ma per ciò che l'occhio vi coglie. E da un aerogeneratore si può cogliere l'attenzione di una comunità per l'ambiente in cui vive e verso le proprie future generazioni. Credete che questo sia un messaggio tanto poco edificante all'occhio del sacro turista?
Marco Sarcoli
28/12/2007 00:53 commenti (4)

IL ROMPIPALE: QUINTA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"

Parte Quinta: Non solo rose e fiori

Al crescere degli impianti crescono ovviamente i prezzi di costruzione delle singole macchine, ma cresce molto di più la quantità di energia prodotta e quindi diminuisce il costo da sostenere per produrre un singolo chilowattora di energia. Se poi a questo si aggiunge che di norma i grossi impianti eolici sono costituiti da più di una macchina così da minimizzare i costi di trasporto e costruzione si capisce quanto può arrivare ad essere conveniente lo sfruttamento del vento su larga scala.

Non sono tutte rose e fiori. Certamente a regime un impianto eolico produce elettricità senza alcun grammo di anidride carbonica e a costo nullo, se si esclude la manutenzione ordinaria e straordinaria. D'altro canto la costruzione e messa in opera dell'impianto, come per tutti i beni che acquistiamo correntemente, comporta una certa emissione di inquinanti e di gas serra. La collocazione di grossi impianti causa inoltre controversie di carattere estetico che non possono,ovviamente, essere risolte con una decisione univoca, data l'estrema soggettività delle sensazioni. Per quanto riguarda il rumore, invece, è necessario dire che un impianto eolico non è silenzioso, come alcuni possono pensare, ma non è nemmeno esasperantemente rumoroso, considerando che di norma la collocazione è in luoghi molto aperti che favoriscono la dispersione del suono, e che quindi il rumore già a 300 metri (cioè a una distanza molto minore di quella dove normalmente si trovano le abitazioni) risulta inferiore a quello di un normale ambiente d'ufficio.

E' stato rilevato da alcune parti anche un altro problema, quello riguardante l'interferenza delle pale degli aerogeneratori con la popolazione aviaria e marcatamente i rapaci, dato che gli studi sembrano indicare che gli uccelli migratori si adattino molto velocemente alla presenza di ostacoli. Anche questo argomento è molto controverso, perché da una parte si valuta l'impatto ambientale dell'eolico del tutto confrontabile con costruzioni “statiche”(come ponti o palazzi), dall'altra parte invece si fa notare come in alcune zone in Spagna e Usa si siano verificati problemi sensibili di interferenza con la popolazione aviaria. Per contro anche questi ultimi stanno acquisendo una posizione di allineamento con l'eolico, subordinata a una adeguata e attenta scelta del luogo.

Infine lo spazio occupato: per un campo eolico lo spazio effettivamente occupato è minore di qualsiasi altro. Si aggiunge a questo che le pale finiscono la propria corsa molto al di sopra della superficie calpestabile, quindi addirittura si potrebbe pensare, per esempio, anche di coltivare le zone circostanti alle macchine(non parlo solo di Ginezzo...)

La mia opinione a riguardo alcuni di voi la conosceranno già. Per le considerazioni personali vi rimando alla prossima puntata, l’ultima di questa indagine.

Marco Sarcoli

19/12/2007 00:01 commenti (2)

IL ROMPIPALE: QUARTA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"

Parte quarta: Piccole pale crescono
Se il microeolico “casalingo” è una scelta più da appassionati di ecologia, il mini eolico (20-100 kW o più) può rivelarsi una scelta su cui almeno fare due conti ed essere economicamente conveniente, specie per le piccole aziende che si trovano nelle nostre zone industriali.
Anche questi impianti possono essere formati da macchine ad asse orizzontale e da macchine ad asse verticale. Di norma per l'asse orizzontale si tratta di altezze da terra di più di 30 metri con rotori di diametro maggiore ai 10. Interessanti, però, in questo segmento sono i rotori ad asse verticale, poste su torri di altezza simile. Ne vediamo un esempio in foto: una coppia di aerogeneratori elicoidali da 25 kW ciascuno costruita dalla società “Windside” per un certo commerciale che si trova nei pressi di Turku (Finlandia), per cui si parla di rendimenti (confrontate con il secondo post) tra il 30% e l 50%. Sono evidenti anche la maggiore compattezza e la possibile personalizzazione estetica, caratteristiche potenzialmente determinanti per superare valutazioni di impatto ambientale, specie in considerazione dei minori vincoli cui sono sottoposte di norma le zone industriali.
Arriviamo, però, all'argomento principe quando si tratta di aziende: i costi. Io purtroppo non sono un vero esperto del settore e una stima più precisa è sicuramente disponibile presso i venditori, ma da quello che si capisce l'ordine di grandezza di un investimento nel minieolico è confrontabile con le cifre dei normali investimenti di una o più piccole aziende costituite in consorzio. Con l'aggiunta che l'investimento protrarrebbe i suoi benefici al risparmio elettrico in un lungo periodo, data la notevole durata di un impianto eolico e l'elevata affidabilità (almeno così si legge nella pagina dedicata all'eolico dalla Camera di Commercio di Forlì-Cesena). Insomma si può realisticamente pensare di chiedere un preventivo e fare due conti.
Questo tipo di decentramento energetico, sempre nel rispetto paesaggistico e ambientale, provocherebbe anche un altro effetto positivo sui considerevoli (e sottovalutati nell'opinione comune) sprechi di energia che naturalmente si manifestano nella distribuzione elettrica, proporzionali alla distanza dell'utilizzatore dal produttore. Avere un generatore abbastanza vicino al luogo di consumo, come potrebbe accadere nel caso di turbine “aziendali”, evidentemente permetterebbe un minore spreco. C'è tanto interesse attorno a questo tipo di soluzioni che sempre di più si sente parlare di produzione elettrica diffusa, cioè affiancare alle grandi centrali elettriche tante piccole centrali sparse sul territorio. L'alleggerimento del carico agente sulle grosse “arterie” elettriche nazionali diminuirebbe, altresì, il rischio di casi simili al recente “black-out”, aumentato invece da una possibile rete costituita da poche grandi centrali nucleari.
Concludo con la mia solita opinione personale. Certamente per le piccole aziende come quelle presenti nel nostro territorio operare un simile investimento può essere un grosso scoglio. Fermo restando l'assenza di grossi vincoli ambientali e paesaggistici che fermerebbero sul nascere ogni aspirazione, suppongo che prima ancora della rilevanza economica il problema principale è la complessità delle valutazioni che accompagnano l'investimento. Invito però gli imprenditori a provare a superare queste difficoltà in nome del rispetto per l'ambiente. Ambiente significa la Casa dove vivono i clienti che acquistano i loro prodotti, la casa dove spenderanno i soldi che guadagnano e la casa dove andranno a vivere le generazioni che li succederanno. Gli imprenditori dovrebbero essere i primi ambientalisti
Marco Sarcoli
12/12/2007 00:05 commenti (7)

IL ROMPIPALE: TERZA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"

Parte Terza: Piccole pale grossi problemi
 
...E se uno volesse istallare una turbina eolica nel giardino di casa? Beh direi di pensarci su un paio di volte: seppure la disponibilità a buon mercato, diciamo pure gratuita, di energia faccia gola, i costi degli impianti non sono ugualmente economici quando si tratta di piccolissimi impianti(meno di 10 kW) destinati all'uso familiare.
Ad ogni modo se proprio non vi ho convinto a desistere e la vostra anima “eolofila”(mio Dio che parola brutta!) è forte allora continuate a leggere oltre, sperando che vi possa dare qualche utile consiglio di massima, che dovrete poi verificare accuratamente con l'aiuto di qualche esperto vero.
La prima scelta da fare è che tipo di energia volete ottenerne (mica per forza dovete produrre elettricità!) Da questo può dipendere la posizione e la dimensione dell'impianto. Per esempio potete accontentarvi di energia meccanica per pompare acqua da un pozzo sperduto in un campo e allora vi potete accontentare di rotori piccoli. Oppure potreste volere energia termica: si può trasformare il movimento del rotore in calore, con rendimenti anche piuttosto alti, dato che non si deve produrre una forma di energia povera come quella termica (al limite basterebbe far strusciare l'albero motore su un freno per ottenere calore). In questo caso ancora le dimensioni sono ridotte ma il posizionamento è influenzato dalla posizione di ciò che vogliamo scaldare, ovviamente. Infine potreste scegliere di produrre elettricità e allora le dimensioni dei rotori crescono notevolmente, ma non avete grossi vincoli sul dove mettere le vostre pale.
Successivamente la scelta sarà proprio sul dove mettere la vostra macchina eolica. La cosa migliore che potete fare in questa fase è, trovata la posizione di massima, verificare che le condizioni del vento siano favorevoli raccogliendo dati sulla variazione e intensità del vento durante l'anno e meglio se in più anni. Questa operazione sarà utile anche per dimensionare la macchina in base al vento registrato e per valutare la convenienza di tale impianto.
Di norma la migliore è una posizione elevata rispetto ai vari ostacoli circostanti: come ho già detto nel primo intervento di questa serie il vento vicino a terra (per fortuna) viene rallentato e fermato dall'azione attritiva del terreno e il suo flusso viene “inquinato” dai vortici creati per effetto degli ostacoli che incontra. Potete, per esempio, posizionarla sopra un traliccio in una zona piana e senza ostacoli o sul tetto di una abitazione solitaria (ma state bene attenti a eliminare le vibrazioni, o i vostri sonni saranno un alquanto irrequieti...). Una posizione favorevole potrebbe essere in una zona in rilievo rispetto alla superficie circostante, cosa che vi permetterebbe di risparmiare sulla struttura di supporto.
La seconda scelta è il tipo di rotore: asse orizzontale o asse verticale? L'asse orizzontale, come si è già detto, permette di avere un rendimento migliore, ma necessita di spese di impianto che nella scala medio-piccola si fanno sentire provocando maggiori sollecitazioni (flessione e vibrazioni) e necessitando di un sistema di orientamento delle pale che insegua la direzione del vanto e di uno per il blocco in caso di evento eolico intenso. E non vogliamo mettere in conto l'impatto visivo di un'elica del genere? Si parla di almeno un paio di metri di diametro ad un'altezza di almeno dieci-venti metri... Insomma la migliore sarebbe una macchina ad asse verticale: intanto perchè funzionante in condizioni meteorologiche più impegnative e indipendentemente dalla direzione del vento e poi perchè più silenziosa, più economica, meno ingombrante. Tanto che si potrebbe quasi pensare di montarla sopra al tetto di una casa (facendo estrema attenzione a tenere sotto controllo le pur minori vibrazioni).
Infine, ma non per importanza, accertatevi che la costruzione della macchina eolica, sia essa ad asse orizzontale o verticale, sia compatibile con i vari vincoli paesaggistici e ambientali presenti nella vostra zona, che entrano in vigore oltre una certa dimensione del rotore.
Da ultimo uno dei miei soliti consigli. Ricordatevi che anche se l'elettricità che usate per il condizionatore o la stufetta in ufficio è pagata dai soldi del vostro capo, l'anidride carbonica e l'inquinamento che produce la pagate anche e soprattutto voi con la vostra salute e quella dei vostri familiari. E' anche per quelle stufette e soprattutto per quei condizionatori(i consumi elettrici maggiori sono in estate) che bisogna costruire una centrale elettrica dietro l'altra. Rifletteteci prima di accendere con troppa superficialità gli elettrodomestici.
Marco Sarcoli
03/12/2007 18:18 commenti (3)

IL ROMPIPALE: SECONDA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"

Parte Seconda: Fatto “venti” facciamo ventuno...
Abbiamo precedente parlato dei venti e di alcune loro caratteristiche interessanti. Ora sempre con lo stesso taglio “amatoriale” e accennato parliamo della sua conversione in elettricità.
Come funziona una macchina eolica? Intanto diciamo che una macchina converte l'energia da una forma all'altra. Nello specifico quella eolica trasforma l'energia cinetica “contenuta” nel vento in energia meccanica (come accade per i mulini a vento) o, per noi più interessante, in energia elettrica.
L'energia cinetica è come un borsellino pieno di monete che ogni corpo si porta dietro quando si muove. Un borsellino che si riempie di monete quanto più il corpo che lo possiede è pesante o si muove velocemente.
Quando un corpo si scontra contro qualcosa i soldi del suo borsellino si sparpagliano ovunque. Pensate a un'automobile che si scontra contro un muro(purtroppo capita un po' troppo spesso quindi credo che l'avrete presente...): più è pesante e più va veloce più lamiere contorte e mattoni ci saranno sparsi in giro. Il nostro interesse è riuscire a prendere più monete possibile da quello del vento e il compito di una macchina eolica è essenzialmente quello di fermare la massa d'aria cercando di sparpagliare le monete in giro il meno possibile.
Vi dico subito che il borsellino del vento ha un doppio fondo e non si può arraffare più del 59% del suo contenuto. Insomma: in qualsiasi modo si costruisca la macchina questa di 1 kWh di energia cinetica posseduta dal vento non potrà trasformarlo in più di 0,59 kWh di energia elettrica. In realtà è considerato già ottimo un rendimento del 30%, di norma ottenuto con macchine ad asse orizzontale di grandi dimensioni. Giusto per confronto: un normale impianto termoelettrico riesce a convertire in elettricità il 30-40% del calore prodotto dal combustibile utilizzato, che però hanno dalla loro una maggiore compattezza e flessibilità.
Le macchine eoliche sono normalmente composte da una parte principale che può essere messa in movimento dal vento e di solito questo movimento è rotatorio, perciò si parla di “rotore”. In base al piano su cui giace l'asse di rotazione del rotore si può parlare di:
l        macchine ad asse orizzontale (come quelle presenti nel nostro immaginario comune e come quelle che vorrebbero montare a Ginezzo), dal rendimento più elevato, ma anche dall'ingombro maggiore e dalle maggiori vibrazioni (la struttura deve essere più resistente e costosa) e inoltre possiede una direzione di funzionamento che deve essere conformata alla direzione del vento.
l        macchine ad asse verticale (come quella nella foto che spero il Megadirettore abbia messo a illustrazione), caratterizzate da un rendimento più scarso, poiché una piccola parte del rotore si muove controvento, ma anche dalle più favorevoli caratteristiche dinamiche, che permettono strutture più “snelle” e meno costose, e da una compattezza superiore, che le rende anche meno invadenti esteticamente e anzi proprio per questo potrebbero caratterizzare un futuro, possibile, normale arredo urbano o suburbano (mi riferisco alle zone industriali, per esempio). Inoltre funziona come potrete facilmente intuire funziona da qualsiasi parte spiri il vento.
Nel finale di questa chiacchierata vi ricordo che non è solo con il consumo diretto che si genera inquinamento e anidride carbonica, ma anche nelle varie fasi della produzione degli oggetti che compriamo ogni giorno. Quindi vi suggerisco tre parole d'ordine:
1)      Riparare. Quando qualcosa si rompe tentiamo di ripararlo o portiamolo da qualcuno che lo può fare. Purtroppo questa buona e utile pratica se ne sta andando velocemente o è già scomparsa, così come le figure degli aggiustatori o dei rigattieri-riparatori. Stimoliamola dove ancora si può.
2)      Riutilizzare. Se proprio non riusciamo a riparare o far riparare gli oggetti cerchiamo di dargli una nuova funzione se possiamo, prima di buttarli.
3)      Riciclare. Da ultimo, ma non meno importante, se l'irreparabile è compiuto e proprio non possiamo fare altro che buttare via l'oggetto accertiamoci di fare in modo che venga riciclato piuttosto che incenerito: ci guadagneremmo 2 volte. Il primo e più importante passaggio del riciclo passa dalle nostre mani: una corretta cernita dei materiali è fondamentale!
27/11/2007 00:27 commenti (5)

IL RITORNO DEL ROMPIPALE

Torna oggi il nostro collaboratore Marco Sarcoli con la sua rubrica "Il rompipale". Un ritorno alla grande con la prima puntata di una lunga indagine divisa in sei parti sull'energia eolica che pubblicheremo a cadenza settimanale. Per saperla veramente lunga sull'eolico e le energie alternative e/o rinnovabili. Un grazie all'amico Marco e buona lettura...

Parte Prima: Partenza col vento in poppa

Inizierò con questo un piccolo ciclo di cinque (più uno) interventi che riguardano il vento e il suo utilizzo, tanto per rimanere nell'argomento ancora “caldo” del campo eolico a Ginezzo.
Partiamo dunque dall'inizio.
Il vento è un fenomeno atmosferico prodotto dallo spostamento di masse d'aria da una zona a pressione più alta a una a pressione più bassa. Queste differenze di pressione sono generate dalla differenza di temperatura tra due punti: si tratta, detto in soldoni, di correnti convettive, all'incirca come quelle che muovono l'acqua in una pentola messa al fuoco.
Fra mille tipi di classificazione dei venti che ci possono venire in mente possiamo scegliere quella che li distingue in base alla cadenza temporale del loro ciclo che ci può essere utile per capire come sfruttarli. Molto grossolanamente e senza andare troppo a scomodare definizioni tecniche(e quindi è una classificazione semplificata senza rilevanza scientifica, ma subordinata solo e soltanto al nostro fine) si può parlare di differenze di temperatura (venti) prevalenti, come tra il Polo e l'Equatore, periodiche, come accade, per esempio, per le brezze marine e montane(a scansione giornaliera)e per i monsoni(a scansione annuale),oppure varie, provocate da contingenze meteorologiche incostanti.
 
Come è facile intuire i più preziosi per uno sfruttamento energetico intensivo sono i primi, per la loro caratteristica di costanza, in direzione e forza, e intensità, mediamente più forte degli altri.
I venti prevalenti sono presenti in ogni parte della superficie terrestre, ma, a causa del suo corrugamento e dell'attrito, alle altitudini dove si svolge la normale attività umana sono assenti o molto deboli. Questo fatto, però, oltre a salvaguardarci da una esistenza assai infelice ossessionata dal battere incessante del vento, fa sorgere anche qualche problema nel momento in cui decidiamo di andare ad attingerne l'energia, perchè per utilizzarli dovremmo andare o in luoghi sperduti di montagna o in mezzo all'oceano. Ma della questione ne riparleremo la prossima volta.
 
I secondi in questa particolare classifica sono i venti “periodici”. In questo caso il flusso d'aria diventa maggiormente incostante sia in intensità che in verso. Questo genere di vento infatti nasce da differenze di temperatura che si stabiliscono a causa di un diverso comportamento tra zone diverse e contigue nell'accumulare e cedere calore. Giusto per capirci facciamo l'esempio della brezza montana: di giorno sono le cime che ricevono calore per prime e riscaldano l'aria sovrastante, che lascia il posto all'aria fredda proveniente dalla valle; la sera quando questa differenza di temperatura si attenua sotto l'azione della forza di gravità l'aria ritorna a valle e si inverte il flusso d'aria.
Questi venti hanno il pregio di verificarsi in luoghi facilmente individuabili, come accade per quelli permanenti, e pur essendo più incostanti la loro intensità e direzione sono abbastanza prevedibili.
 
In coda troviamo i venti di natura meteorica che sono imprevedibili e totalmente incostanti. Questo li rende molto difficilmente sfruttabili, dato che necessitano di macchine sofisticate che correggano la propria direzione di funzionamento, che si attivino con la minima intensità e che, al contrario, resistano a folate più vigorose.
 
Termino ricordando di nuovo che dal luglio di quest'anno, pure notizia passata sotto strano silenzio, è stato liberalizzata la vendita di energia elettrica per il mercato delle utenze private. Molte aziende vicino alle classiche offerte più o meno superscontate, propongono anche forniture di energia elettrica ottenuta interamente da fonti rinnovabili. Vi invito a informarvi accuratamente e a sceglierne una, che ovviamente vi dia le dovute garanzie di correttezza.
Già vi consigliai in un mio precedente intervento un'azienda (http://www.la220.it ), giusto perchè sembra presentare delle buone referenze (legambiente e adoc).
Marco Sarcoli
20/11/2007 00:10 commenti (9)

UN'OPINIONE DIVERSA SULLA SADAM

Sadam, tutto liscio come l'olio?...ma soprattutto: è proprio così liscio l'olio?
Il titolo non è proprio serio, ma mi pareva calzante su quello che ho letto negli ultimi interventi del Pollo in materia: pare che si faccia strada, in regione, la volontà di appoggiare una riconversione della Sadam a centrale di combustione di oli di colza, di mais e girasole. La mia modesta opinione è che questo non sia un gran passo avanti, dato che non vedo sostanziale differenza tra questo tipo di impianto e quello a biomasse.
Mi spiego.
Intanto entrambi sono impianti di produzione termoelettrica, cioè bruciano un combustibile. Come già ho avuto modo di spiegare in interventi precedenti durante la combustione, a meno che non si bruci idrogeno puro in presenza di ossigeno anch'esso puro, si produce inevitabilmente anidride carbonica e, altrettanto inevitabilmente, ossidi di azoto, che sono gas serra, fonte di piogge acide e causa della formazione di ozono (NB: è nocivo se inspirato!!).
Oltre ai composti che si formano “naturalmente” durante la combustione, poi, ci sono quelli dovuti al fatto che le materie prime difficilmente sono “pure”: se bruciamo un foglio di carta non c'è solo cellulosa, ma, per esempio, composti di cloro, serviti per decolorarla e renderla gradevole alla vista. Questi composti sono interessanti perchè se bruciati producono diossina, un agente cancerogeno e tossico.
Detto questo devo aggiungere, a rigor del vero, che i moderni impianti sono progettati per ridurre al minimo possibile la produzione sia di diossina che degli altri inquinanti. Ma devo anche precisare che 1)la combustione non potrà essere mai completamente pulita; 2) finora la normativa antidiossina si basa sul controllo della concentrazione e non tiene in considerazione che la diossina si accumula negli organismi, rendendo pericolose le esposizioni prolungate pure se a bassissime concentrazioni, come dovrebbe essere per la Sadam; 3) la normativa e gli studi non tengono d'occhio i “nuovi” inquinanti come, per esempio, le nanoparticelle, che attualmente allo studio come agenti cancerogeni.
Altra analogia tra i due tipi di impianto è che in caso di carenza di materia prima, dovuta, per esempio, all'eccessiva dimensione dell'impianto entrambi possono essere convertiti in impianti che bruciano combustibile di origine diversa da quella inizialmente stabilita (rifiuti, combustibili sintetici oppure biocombustibili, ma di origine diversa dalla Valdichiana).
Insomma secondo il mio modesto parere un piccolo passo in direzione di una “Nuova Sadam” veramente accettabile potrebbe essere quello di una diminuzione dell'impianto, che renderebbe meno incombente il pericolo di un ricorso a combustibili “strani” (RSU, oli di “importazione”, oli sintetici...). Un grande passo invece sarebbe prendere atto che gli impianti di combustione sono comunque un genere di impianto da frenare e regolare con norme ancora più stringenti, dato che anche i più puliti producono inquinamento di vario genere.
Ma che fare della sadam? Il nostro Phantomas sul forum del comune di Castiglioni suggeriva una riconversione a... zuccherificio. Perchè no? O se il mercato dello zucchero è più “floscio” di quanto a noi sembra perchè non pensare di allungare la filiera di produzione e ricavare bioetanolo da autotrazione da questo zucchero?
Che differenza c'è tra bruciare oli in stabilimento o dentro un motore automobilistico?
In effetti ancora si tratta di combustione, ma nel caso dell'autotrazione la caratteristica più importante è la compattezza della fonte energetica. E su questo, come già ho avuto modo di dire, i combustibili di qualsiasi tipo sono inarrivabili, perciò per l'autotrazione si tratta di scegliere tra due tipi combustibili ed è sicuramente da incentivare la produzione e l'utilizzo di biocarburanti rispetto a quelli sintetici. Lo dico senza temere che incentivando ciò si turbi la produzione agricola alimentare: altri prima di me(al convegno sulle energie rinnovabili) hanno già parlato di terreni incolti e prezzi agricoli al produttore fin troppo bassi. Salvo poi che questo personaggio suggeriva di spalmare sopra i campi una bella gettata di cemento dove poter adagiare i propri pannelli solari.
Secondo voi sono meglio questi o un campo di girasoli per biodiesel?
PS. Se qualcuno di voi ha idea di quale sia la considerazione che sta spingendo la regione verso una riconversione in centrale a oli di origine agricola al posto delle biomasse mi faccia sapere sui commenti. Lo dico senza ironia. Grazie.
Marco Sarcoli
12/07/2007 19:33 commenti (6)

IL ROMPIPALE 3: ELETTRICITA' LIBERA

"Non tutti sanno che..." Ricomincio con questa frase che nella mia intenzione dovrebbe essere il filo conduttore di questa rubrica, cioè quello di dare informazioni grossolane, dedicate a chi di energia ne sa poco, vale a dire poco meno di me, e che ha avuto i miei stessi dubbi su certi argomenti.
Insomma: non tutti sanno che, secondo gli obblighi prescritti da una legge del giugno 2006, dal primo luglio 2007, come già da qualche anno accade per le utenze “aziendali”, il mercato dell'elettricità in Italia dovrà diventare libero. O almeno così si spera dato che al momento in cui sto scrivendo i legislatori sono rimasti indietro nel mettere a punto le norme attuative della legge (strano, eh?) e probabilmente il governo ricorrerà a un decreto per velocizzare queste operazioni.
 
Già da lungo tempo la produzione di elettricità era stata liberalizzata e negli anni molte aziende che operavano in ambiti produttivi affini hanno esteso la loro attività al settore energetico. Il compratore era, però, inevitabilmente l'Enel (che era anche il gestore della rete distributiva, attività ceduta poi completamente alla società TERNA, sua filiazione resasi indipendente) per poi venderla alla propria clientela. Dal luglio, invece, il cliente finale potrà stipulare contratti con qualsiasi distributore elettrico.
 
Cosa ha a che vedere questa informazione con “Il rompipale”?
Intanto che si parla di energia elettrica. Il secondo e più importante interesse è che tra le aziende che entreranno in lizza ce ne sono alcune che garantiscono, dietro la sottoscrizione di apposito contratto, di fornire elettricità originata da fonti rinnovabili, certificata .
Ovviamente l'elettricità introdotta nella rete elettrica da questa o quella azienda è del tutto indistinguibile dalle altre: i cavi elettrici sono interconnessi e il flusso di elettroni che vi passa attraverso non ha “etichetta”. Il “trucco” è semplice: i distributori venderanno quote di energia elettrica al consumatore impegnandosi a introdurre nella rete un quantitativo di energia pari a quello consumato dal cliente e a vigilare su questo dovrebbe esserci la società GSE (unico azionista il ministero dell'economia).
A questo punto mi sento di segnalare una azienda in particolare (me lo consenta il nostro direttore...) che si chiama “La 220” (http://www.la220.it). Non la nomino per pubblicità (anche perchè non ho preso un soldo per averla citata), ma perchè agisce sotto il patrocinio sia di un'associazione di consumatori, la ADOC, sia di una associazione ambientalista: “Legambiente”, che abbiamo già visto come organizzatrice insieme al Pollo al convegno su eolico e solare di Cortona. Un altro motivo per cui la reputo molto interessante è il fatto che all'interno del proprio sito sono presenti, nella sezione “la220 azzurra” (http://www.la220azzurra.it/energia-azzurra), valide informazioni sul risparmio energetico e molti approfondimenti interessanti sulle fonti di energia rinnovabile, da cui estraggo una frase emblematica:
“Il kWh più ecologico ed economico è quello che non si consuma”.
 
Marco Sarcoli
18/06/2007 01:28 commenti (3)

ENERGIA, ENERGIE

Oggi seconda puntata de "Il Rompipale", la rubrica su fonti e produzione di energia curata dal nostro Marco Sarcoli. Buona lettura...

Con questo post, tanto per rimanere sulla falsariga del forum del comune di Castiglion Fiorentino dedicato alla sadam, vorrei dare un po’ di definizioni noiose che riguardano l’argomento “energia”, utili per capire bene alcuni termini che verranno fuori dalle discussioni, giusto per essere un po’ rompipale…

Intanto per cominciare la locuzione "energia alternativa" nacque negli anni settanta in corrispondenza delle prime crisi petrolifere per indicare tutti quei tipi di energia alternativi al petrolio. In questa categoria è presente per esempio anche l'energia nucleare, che pur essendo alternativa al petrolio è derivata da una sostanza fossile e quindi soggetta a esaurimento.

 

Le sostanze fossili sono sostanze che si trovano immagazzinate in giacimenti nel sottosuolo e sono presenti in quantità finita, seppure elevata. Le sostanze fossili sono di norma bruciate per poterne trarre energia(combustione), ma nel caso, per esempio, dell’energia nucleare il calore da cui ricavare energia viene ottenuto per naturale radiazione di alcuni elementi chimici(es. Uranio).

La combustione è una reazione chimica che per la maggior parte dei casi coinvolge idrocarburi o idrogeno e ossigeno, da cui si ottiene acqua e calore(sempre), anidride carbonica(assente nel caso dell’idrogeno) e altre “schifezze”(a seconda del combustibile e della bontà della combustione, che non è mai perfetta). Questi idrocarburi sono tutti di origine naturale: nel caso dei combustibili fossili derivano da lunga trasformazione nel sottosuolo attraverso ere geologiche di organismi vegetali e animali. I combustibili non fossili, che acquisiscono il prefisso “bio”(biocarburanti, biodiesel,biomassa,etc..), derivano dalla lavorazione diretta di organismi di norma vegetali o dalla fermentazione della frazione organica dei rifiuti(biogas).

 

Una categoria più interessante dal punto di vista ecologico può essere, invece, quella delle energie rinnovabili, cioè quelle fonti che si rigenerano(biomasse) oppure che non si esauriscono nella scala dei tempi umani(come il sole). Queste hanno l’enorme vantaggio di non esaurirsi, ma di norma hanno lo svantaggio di possedere una bassissima “densità di energia” e di potenza(di norma serve maggiore quantità di spazio per produrre la stessa potenza degli impianti a combustibile fossile).

 

I combustibili (fossili o non fossili) hanno l’ulteriore vantaggio di poter produrre energia con una certa capacità di programmazione, giacchè, le macchine a combustione si possono, in genere, facilmente accendere, spegnere e spesso anche regolare. Questa caratteristica, invece non è quasi mai presente nelle forme di energia alternativa(non si può accendere il sole la notte o far soffiare il vento quando non c’è o interrompere la "reazione a catena" di una fissione nucleare quando si vuole): per cui una rete comprendente una grossa percentuale di fonti di energia rinnovabile deve essere ben studiata, onde evitare soprattutto il black out, ma anche lo spreco di energia nei momenti di massima produzione(si è già detto che l’energia elettrica non si accumula).

 

Concludo con qualche esortazione ai miei quattro lettori:

-          Partecipate numerosi al forum di castiglioni sulla riconversione della sadam: sono sicuro che molti di voi hanno qualcosa da dire!

-          Scrivete commenti su quale degli argomenti di questo post preferite approfondire

-          L’ultima esortazione è a risparmiare al massimo l’energia che consumate: è la forma di energia più pulita, economica ed efficiente che esista. E soprattutto diminuite l’anidride carbonica che producete: ricordatevi che anche una bottiglia d’acqua produce anidride carbonica, specie se è partita da molto lontano dalla vostra tavola!

MARCO SARCOLI

18/05/2007 11:18 commenti (10)

IL ROMPIPALE: LA RUBRICA ENERGETICA

Diamo oggi l'avvio ad una nuova rubrica a cura di Marco Sarcoli, esperto (nonostante lui molto modestamente continui a definirsi "profano"...) in tema di energia. Si chiama "Il Rompipale" con chiaro ironico riferimento alla vicenda dell'eolico di Ginezzo, ma parte con l'intento di portare a livelli elementari e comprensibili a tutti discorsi in realtà molto complessi come quelli legati al consumo e alla produzione di energia. Energia alternativa, energia rinnovabile, consumi e sprechi: su tutti questi temi Sarcoli darà il suo apporto. Ovviamente a lui va il nostro più sincero ringraziamento. Invitiamo inoltre ogni lettore interessato a porre domande e fare osservazioni, o utilizzando lo spazio dei commenti o inviandoci mail.

Non tutti sanno che l'energia elettrica non può essere immagazzinata. E' anzi più corretto e più preciso dire che l'elettricità può essere immagazzinata, ma che non è vantaggioso nè dal punto di vista energetico(si andrebbe incontro a grosse perdite), nè da quello economico e tecnico(per accumulare cariche elettriche sono necessari degli enormi condensatori, una specie di versione centuplicata e più degli starter dei neon che abbiamo in casa). L'elettricità deve essere riconvertita in altra forma: energia chimica, come avviene nelle batterie o nella produzione di idrogeno(l'idrogeno è un conveniente mezzo di accumulazione più che di produzione da zero di energia...), energia meccanica, come avviene nelle centrali di ripompaggio, eccetera...

C'è anche da dire che ogni trasformazione di energia ne comporta una notevole perdita ed è fonte di svantaggi economici e tecnici: per esempio una centrale di ripompaggio è una grossa centrale idroelettrica con due invasi a quote diverse che di giorno produce elettricità e di notte riporta l'acqua dall'invaso più basso a quello più alto: vi potete immaginare l'imponenza di un "oggetto" siffatto. Per gli accumulatori a batterie sarebbe anche peggio se dovessero essere costruiti su grossa scala: dimensioni e costi enormi. E inoltre le batterie si esauriscono un tempo abbastanza breve e edevono essere smaltite.

Insomma: questa bella e forse noiosa chiacchierata per cosa? Per chiarire un altro fatto importante: l'energia elettrica consumata deve essere prodotta seduta stante.

Questa affermazione apparentemente innocua ha invece ricadute enormi, perchè il consumo di elettricità in Italia (ma lo stesso ragionamento può valere per molti altri Paesi) è fortemente variabile. In una giornata tipo si consumano 940milioni di chilowattora, vale a dire una media di 39000 milioni di chilowattora ogni ora; durante la giornata, però si passa dai 30000milioni di chilowattora in una ora notturna ai 47000 milioni di chilowattora intorno alle dieci del mattino. Dato che, però, l'elettricità che consumiamo deve essere prodotta al momento, la conseguenza è che il numero di centrali deve essere tale da coprire i 47000 chilowattora delle dieci, non i 39000 medi giornalieri. Insomma si va tanto in cerca di altre centrali da costruire e non ci accorgiamo che potremmo farne a meno se consumassimo meglio.

Va da se' che molti utilizzi dell'elettricità hanno un orario fissato e inderogabile (per esempio gli esercizi commerciali o le aziende), ma sono sicuro che molto si potrebbe fare per migliorare il consumo, oltre che quantitativamente, anche qualitativamente, magari spingendo con più forza su incentivi tariffari al consumo notturno o all'indipendenza energetica di piccole aziende ed esercizi commerciali.

Marco Sarcoli

 

26/04/2007 10:54 commenti (28)

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