Va bene, lo ammetto: sabato 25 ero al Circo Massimo. E ho ascoltato il discorso di Walter Veltroni. Non mi soffermerò sulle altre parti di quello che è stato detto, dato che non competono la rubrica su cui scrivo, ma focalizzerò la mia analisi sulla parte in cui si ricordavano tematiche ambientali. Sono lieto che finalmente si dica fuori dai denti che le politiche ecologiche non sono solo un peso, ma anche una risorsa per un paese dall'economia avanzata come è (per ora) il nostro. E che proprio in un momento di “crisi” dell'economia come quello attuale, spingendo, con incentivi e facilitazioni procedurali, il risparmio energetico e il ricorso a energie rinnovabili a basso impatto ambientale non solo non si pone un freno alla creazione di ricchezza, ma facendo di necessità virtù se ne potrebbe creare di nuova, proveniente dal lavoro di quelle aziende che operano nel settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, e si potrebbe addirittura contribuire a costruire fondamenta solide per il futuro di quella stessa economia. Si è già detto, infatti, in questa stessa rubrica di come il modello economico attuale abbia in se' il seme della sua stessa distruzione, in quanto fondato sulla necessità intrinseca di “aumento” e quindi anche di aumento di consumo di risorse. Se queste risorse non possono essere rinnovate è chiaro che il meccanismo tenderà a non avere sfoghi, tenderà all'esaurimento e quindi alla fine della nostra società. Se invece tendiamo alla diminuzione dell'utilizzo delle risorse si potrà sperare di far prosperare la nostra società per un tempo indeterminato. Le note dolenti provengono dall'ancora scarso spazio che è costantemente riservato all'argomento ambiente, sia nel “discorso del Circo Massimo” che più in generale negli interventi quotidiani di esponenti del PD in televisione e negli altri canali di informazione. Scarso spazio perché sulla questione ambientalista si potrebbe imbastire quasi una intera campagna elettorale per quanti altri temi da sola riesce a coinvolgere pesantemente: economia, lavoro, futuro e persino lotta alla mafia, che ultimamente si è gettata a capofitto nello smaltimento selvaggio (e a basso costo) dei rifiuti. Ma non mi occupo delle campagne elettorali del PD o del loro commento. Mi limito a far notare quanto, secondo il mio modesto parere, l'argomento debba rappresentare, proprio per le sue complesse e articolate ricadute, il centro degli interessi dei politici. Sta già diventando il centro dell'attenzione dell'opinione pubblica, fortunatamente, ma questa stessa opinione pubblica dovrebbe, a mio avviso, essere guidata verso una profonda e corretta percezione delle tematiche ambientaliste, come facenti parte di un “tutt'uno” inscindibile con altre tematiche già percepite fortemente. E proprio da chi vanta una maggiore attenzione verso queste tematiche dovrebbe arrivare, per esempio, una censura a chi si pronuncia sul problema dei cambiamenti climatici con sia stato, almeno finora, impropriamente considerato fine a se' stesso. Oppure a chi sventola le centrali nucleari come se fossero la panacea scordandosi il piccolo problema delle scorie radioattive, che ricordo essere ancora irrisolto. Veltroni con il suo discorso ha finalmente fatto un passo avanti ufficiale, ma devo ancora riscontrare quanto la questione ambientale non abbia conquistato la centralità del dibattito, per quanto ultimamente assai scolorito e scialbo, insieme a legalità libertà, democrazia e benessere. Per questo, Walter, secondo me ti meriti la sufficienza, per ora, ma niente di più: ti applichi ma puoi fare di meglio. Marco Sarcoli
di Marco Sarcoli
Al crescere degli impianti crescono ovviamente i prezzi di costruzione delle singole macchine, ma cresce molto di più la quantità di energia prodotta e quindi diminuisce il costo da sostenere per produrre un singolo chilowattora di energia. Se poi a questo si aggiunge che di norma i grossi impianti eolici sono costituiti da più di una macchina così da minimizzare i costi di trasporto e costruzione si capisce quanto può arrivare ad essere conveniente lo sfruttamento del vento su larga scala. Non sono tutte rose e fiori. Certamente a regime un impianto eolico produce elettricità senza alcun grammo di anidride carbonica e a costo nullo, se si esclude la manutenzione ordinaria e straordinaria. D'altro canto la costruzione e messa in opera dell'impianto, come per tutti i beni che acquistiamo correntemente, comporta una certa emissione di inquinanti e di gas serra. La collocazione di grossi impianti causa inoltre controversie di carattere estetico che non possono,ovviamente, essere risolte con una decisione univoca, data l'estrema soggettività delle sensazioni. Per quanto riguarda il rumore, invece, è necessario dire che un impianto eolico non è silenzioso, come alcuni possono pensare, ma non è nemmeno esasperantemente rumoroso, considerando che di norma la collocazione è in luoghi molto aperti che favoriscono la dispersione del suono, e che quindi il rumore già a E' stato rilevato da alcune parti anche un altro problema, quello riguardante l'interferenza delle pale degli aerogeneratori con la popolazione aviaria e marcatamente i rapaci, dato che gli studi sembrano indicare che gli uccelli migratori si adattino molto velocemente alla presenza di ostacoli. Anche questo argomento è molto controverso, perché da una parte si valuta l'impatto ambientale dell'eolico del tutto confrontabile con costruzioni “statiche”(come ponti o palazzi), dall'altra parte invece si fa notare come in alcune zone in Spagna e Usa si siano verificati problemi sensibili di interferenza con la popolazione aviaria. Per contro anche questi ultimi stanno acquisendo una posizione di allineamento con l'eolico, subordinata a una adeguata e attenta scelta del luogo. Infine lo spazio occupato: per un campo eolico lo spazio effettivamente occupato è minore di qualsiasi altro. Si aggiunge a questo che le pale finiscono la propria corsa molto al di sopra della superficie calpestabile, quindi addirittura si potrebbe pensare, per esempio, anche di coltivare le zone circostanti alle macchine(non parlo solo di Ginezzo...) La mia opinione a riguardo alcuni di voi la conosceranno già. Per le considerazioni personali vi rimando alla prossima puntata, l’ultima di questa indagine. Marco Sarcoli
Con questo post, tanto per rimanere sulla falsariga del forum del comune di Castiglion Fiorentino dedicato alla sadam, vorrei dare un po’ di definizioni noiose che riguardano l’argomento “energia”, utili per capire bene alcuni termini che verranno fuori dalle discussioni, giusto per essere un po’ rompipale… Intanto per cominciare la locuzione "energia alternativa" nacque negli anni settanta in corrispondenza delle prime crisi petrolifere per indicare tutti quei tipi di energia alternativi al petrolio. In questa categoria è presente per esempio anche l'energia nucleare, che pur essendo alternativa al petrolio è derivata da una sostanza fossile e quindi soggetta a esaurimento. Le sostanze fossili sono sostanze che si trovano immagazzinate in giacimenti nel sottosuolo e sono presenti in quantità finita, seppure elevata. Le sostanze fossili sono di norma bruciate per poterne trarre energia(combustione), ma nel caso, per esempio, dell’energia nucleare il calore da cui ricavare energia viene ottenuto per naturale radiazione di alcuni elementi chimici(es. Uranio). La combustione è una reazione chimica che per la maggior parte dei casi coinvolge idrocarburi o idrogeno e ossigeno, da cui si ottiene acqua e calore(sempre), anidride carbonica(assente nel caso dell’idrogeno) e altre “schifezze”(a seconda del combustibile e della bontà della combustione, che non è mai perfetta). Questi idrocarburi sono tutti di origine naturale: nel caso dei combustibili fossili derivano da lunga trasformazione nel sottosuolo attraverso ere geologiche di organismi vegetali e animali. I combustibili non fossili, che acquisiscono il prefisso “bio”(biocarburanti, biodiesel,biomassa,etc..), derivano dalla lavorazione diretta di organismi di norma vegetali o dalla fermentazione della frazione organica dei rifiuti(biogas). Una categoria più interessante dal punto di vista ecologico può essere, invece, quella delle energie rinnovabili, cioè quelle fonti che si rigenerano(biomasse) oppure che non si esauriscono nella scala dei tempi umani(come il sole). Queste hanno l’enorme vantaggio di non esaurirsi, ma di norma hanno lo svantaggio di possedere una bassissima “densità di energia” e di potenza(di norma serve maggiore quantità di spazio per produrre la stessa potenza degli impianti a combustibile fossile). I combustibili (fossili o non fossili) hanno l’ulteriore vantaggio di poter produrre energia con una certa capacità di programmazione, giacchè, le macchine a combustione si possono, in genere, facilmente accendere, spegnere e spesso anche regolare. Questa caratteristica, invece non è quasi mai presente nelle forme di energia alternativa(non si può accendere il sole la notte o far soffiare il vento quando non c’è o interrompere la "reazione a catena" di una fissione nucleare quando si vuole): per cui una rete comprendente una grossa percentuale di fonti di energia rinnovabile deve essere ben studiata, onde evitare soprattutto il black out, ma anche lo spreco di energia nei momenti di massima produzione(si è già detto che l’energia elettrica non si accumula). Concludo con qualche esortazione ai miei quattro lettori: - Partecipate numerosi al forum di castiglioni sulla riconversione della sadam: sono sicuro che molti di voi hanno qualcosa da dire! - Scrivete commenti su quale degli argomenti di questo post preferite approfondire - L’ultima esortazione è a risparmiare al massimo l’energia che consumate: è la forma di energia più pulita, economica ed efficiente che esista. E soprattutto diminuite l’anidride carbonica che producete: ricordatevi che anche una bottiglia d’acqua produce anidride carbonica, specie se è partita da molto lontano dalla vostra tavola!
MARCO SARCOLI
Diamo oggi l'avvio ad una nuova rubrica a cura di Marco Sarcoli, esperto (nonostante lui molto modestamente continui a definirsi "profano"...) in tema di energia. Si chiama "Il Rompipale" con chiaro ironico riferimento alla vicenda dell'eolico di Ginezzo, ma parte con l'intento di portare a livelli elementari e comprensibili a tutti discorsi in realtà molto complessi come quelli legati al consumo e alla produzione di energia. Energia alternativa, energia rinnovabile, consumi e sprechi: su tutti questi temi Sarcoli darà il suo apporto. Ovviamente a lui va il nostro più sincero ringraziamento. Invitiamo inoltre ogni lettore interessato a porre domande e fare osservazioni, o utilizzando lo spazio dei commenti o inviandoci mail. Non tutti sanno che l'energia elettrica non può essere immagazzinata. E' anzi più corretto e più preciso dire che l'elettricità può essere immagazzinata, ma che non è vantaggioso nè dal punto di vista energetico(si andrebbe incontro a grosse perdite), nè da quello economico e tecnico(per accumulare cariche elettriche sono necessari degli enormi condensatori, una specie di versione centuplicata e più degli starter dei neon che abbiamo in casa). L'elettricità deve essere riconvertita in altra forma: energia chimica, come avviene nelle batterie o nella produzione di idrogeno(l'idrogeno è un conveniente mezzo di accumulazione più che di produzione da zero di energia...), energia meccanica, come avviene nelle centrali di ripompaggio, eccetera... C'è anche da dire che ogni trasformazione di energia ne comporta una notevole perdita ed è fonte di svantaggi economici e tecnici: per esempio una centrale di ripompaggio è una grossa centrale idroelettrica con due invasi a quote diverse che di giorno produce elettricità e di notte riporta l'acqua dall'invaso più basso a quello più alto: vi potete immaginare l'imponenza di un "oggetto" siffatto. Per gli accumulatori a batterie sarebbe anche peggio se dovessero essere costruiti su grossa scala: dimensioni e costi enormi. E inoltre le batterie si esauriscono un tempo abbastanza breve e edevono essere smaltite. Insomma: questa bella e forse noiosa chiacchierata per cosa? Per chiarire un altro fatto importante: l'energia elettrica consumata deve essere prodotta seduta stante. Questa affermazione apparentemente innocua ha invece ricadute enormi, perchè il consumo di elettricità in Italia (ma lo stesso ragionamento può valere per molti altri Paesi) è fortemente variabile. In una giornata tipo si consumano 940milioni di chilowattora, vale a dire una media di 39000 milioni di chilowattora ogni ora; durante la giornata, però si passa dai 30000milioni di chilowattora in una ora notturna ai 47000 milioni di chilowattora intorno alle dieci del mattino. Dato che, però, l'elettricità che consumiamo deve essere prodotta al momento, la conseguenza è che il numero di centrali deve essere tale da coprire i 47000 chilowattora delle dieci, non i 39000 medi giornalieri. Insomma si va tanto in cerca di altre centrali da costruire e non ci accorgiamo che potremmo farne a meno se consumassimo meglio. Va da se' che molti utilizzi dell'elettricità hanno un orario fissato e inderogabile (per esempio gli esercizi commerciali o le aziende), ma sono sicuro che molto si potrebbe fare per migliorare il consumo, oltre che quantitativamente, anche qualitativamente, magari spingendo con più forza su incentivi tariffari al consumo notturno o all'indipendenza energetica di piccole aziende ed esercizi commerciali. Marco Sarcoli 
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (quinta e ultima parte)
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo quinto: chi paga il conto? - conclusioni (finalmente)
Ma tutti questi soldi da dove vengono fuori? E qual è il vantaggio di questa incentivazione per la collettività?
Risposta alla prima domanda: il conto energia attinge la sua dotazione economica da un prelievo tariffario obbligatorio presente sulla bolletta dell'elettricità dal 1991 per incentivare la produzione elettrica da fonti energetiche alternative (fino al gennaio 2007 vi rientravano anche gli inceneritori, o, per usare un eufemismo, impianti di termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani...). Si tratta di un fondo che abbiamo contribuito a costituire nel corso di questi anni con la nostra bolletta elettrica.
Qual è il vantaggio di incentivare così pesantemente la tecnologia fotovoltaica?
In effetti il fotovoltaico da solo, senza incentivo, non avrebbe una grandissima convenienza economica, dato l'enorme investimento iniziale. Il vantaggio di incentivare questa forma di energia sta nella sua potenziale facilità diffusione rispetto alle altre che deriva a sua volta dalla facilità di installazione e dalle scarse operazioni di manutenzione di cui necessita nel corso della sua vita operativa.
E' chiaro che l'energia così prodotta a causa dell'incentivo erogato ha, per la collettività, un costo un po' più grande rispetto a una fonte energetica convenzionale, ma ha degli indubbi vantaggi, seppure intangibili. Un grande vantaggio sta, intanto, nel produrre un certo quantitativo di energia elettrica a emissioni nocive quasi nulle (sia in termini di sostanze tossiche, che gas serra, che radiazioni nocive, scarti e scorie nocive di varia natura, etc..) e, inoltre, nella possibilità di “sganciare” una parte della produzione di elettricità dalle fluttuazioni dovute alle varie vicissitudini e arbitrarie decisioni dei paesi esportatori di combustibili fossili (petrolio, metano, uranio, carbone, etc...).
Un altro aspetto positivo di questo tipo di fonte energetica, che risulta vantaggioso anche nei confronti delle altre energie rinnovabili, è la sua possibilità di “miniaturizzazione” e la capacità di essere diffusa nel territorio. Questa caratteristica, per prima cosa, fa sì che il punto di produzione sia molto vicino a quello di consumo, con evidenti enormi benefici per quanto riguarda dissipazioni di energia durante il trasporto. Altro beneficio derivante dalla miniaturizzazione è costituito dal fatto che se uno o più impianti di produzione smettessero di funzionare momentaneamente, non ci sarebbero gravi malfunzionamenti della rete, ma al più solo piccoli cali di tensione.
A fronte di questa possibilità di “miniaturizzazione” devo aggiungere che il fotovoltaico non è un fenomeno di “nicchia”: solo nel 2008 sono stati installati 338 MW (Fonte GSE), con tendenza all'aumento), pari a circa 338000MWh, cioè un decimo di quello che può produrre una centrale termonucleare di pari potenza in funzione tutto il giorno per tutti i giorni dell'anno. In pratica in 10 anni si potrebbe riuscire a installare una capacità produttiva pari a quella di una centrale nucleare, che però necessita di molto più tempo per essere messa in funzione (e ancora più tempo per essere smantellata!).
E' evidente, comunque, che da solo il fotovoltaico non può coprire il fabbisogno energetico di un paese come il nostro, ma di sicuro nel mix di fonti energetiche il fotovoltaico dovrà acquisire, insieme all'eolico, un peso maggiore a quello attuale.
La politica di incentivazioni voluta dall'Europa è volta nella direzione di creare un elevato livello produttivo e un forte mercato di componenti per il fotovoltaico che, il prima possibile, diventino autonomi e soprattutto nella direzione di stimolare lo studio di nuove tecnologie sempre più efficienti.
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (capitolo quarto)
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo quarto: dove sta la fregatura? - conclusioni (finalmente)
(puntate precedenti)
Domanda: se sono così tanto convenienti, perché i tetti degli italiani non sono pieni di impianti fotovoltaici?
Risposta: francamente non l'ho ancora capito bene.
In effetti, però, qualche idea me la sono fatta: credo che l'imputato maggiore sia la scarsissima, per non dire nulla, informazione. Avete mai sentito parlare del “conto energia”? Tranne quelli che si informano autonomamente sulle energie rinnovabili dubito che qualcuno di voi abbia mai sentito parlare di tale incentivazione. Eppure il primo conto energia è stato istituito nel “lontano” 2005 ed è poi stato rinnovato, come si è detto, nel 2007. Per questo problema spero che i miei interventi possano essere di aiuto.
Altro motivo che ha impedito la diffusione degli impianti fotovoltaici è che l'idea di dover sborsare una certa quantità di soldi tutta insieme raffredda di certo gli animi. Riguardo a ciò vorrei proporre due analogie.
La prima analogia che vorrei fare è tra l'acquisto dell'impianto e l'acquisto di una automobile: non hanno la stessa utilità e quindi non possono essere considerate spese alternative, ma l'analogia sta nell'equivalenza delle cifre in ballo. Quando, però, si va a valutare il peso degli incentivi nei due casi si vede come per le automobili si arrivi al massimo, per esempio, su una fiat punto a metano al 30-40%, mentre per un impianto fotovoltaico, cercando di dare la cifra realistica ma anche il più possibile cautelativa (pessimistica) dell'esempio fatto nell'intervento precedente, al 220%. Certo non le si riprende tutte subito come avviene per lo sconto sulle auto, ma la differenza in termini economici mi pare sia evidente. Quindi potremmo dire che si tratta di una spesa che alla lunga non fa spendere, ma anzi guadagnare.
Proprio a partire da questa ultima affermazione nasce subito la seconda analogia: quella con un normale investimento al quale alcuni di voi avranno affidato i propri risparmi. Per essere più specifico vorrei fare una analogia con quelle forme di investimento in cui si vincola il proprio denaro in cambio di un limite di un guadagno minimo garantito (i più sicuri). In entrambi i casi il capitale iniziale viene restituito dopo un certo periodo con l'aggiunta di una certa quantità di interessi. Nel caso dell'investimento l'ammontare del capitale e, spesso, anche dei relativi interessi viene restituito tutto alla fine del periodo convenuto, mentre per l'impianto il sistema del pagamento bimestrale dell'incentivo corrisponde a una sorta di restituzione del capitale già dal mese dopo in cui viene riconosciuto l'incentivo potendo essere a sua volta reinvestito o speso a piacere da subito, pur continuando a “produrre interessi”, dato che l'impianto pur iniziando a restituire il capitale produrrà sempre la stessa quantità di energia e quindi di soldi.
A questo va aggiunto che un investimento come quello portato in esempio non produrrà mai un guadagno paragonabile a quello di un impianto fotovoltaico in conto energia. Gli investimenti che possono competere con quest'ultimo sono anche molto meno garantiti.
E se io non ho soldi da parte ma voglio lo stesso smettere di pagare la bolletta? Per sopperire a questo problema esistono dei modelli di finanziamento bancario anche sul totale della spesa, le cui rate vengono ripagate tramite cessione dell'ammontare dell'incentivo stesso per un certo numero di anni (mi raccomando non lasciatevi ingannare da chi vi offre impianti senza lasciarvi nemmeno qualche anno di incentivo!), concedendo, alla fine, anche un piccolo margine di guadagno oltre al risparmio in bolletta che ci eravamo proposti
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (parte terza)
Capitolo terzo: Cosa ci guadagno? - Il conto energia

Come funziona questo incentivo e soprattutto quanto vale?
L'incentivo attualmente vigente per gli impianti fotovoltaici viene pagato a cadenza bimestrale sotto forma di tariffe incentivanti, cioè, per dirla in parole povere,“un tanto” al chilowattora prodotti dall'impianto stesso. Questo “tanto” varia in base alla taglia dell'impianto e in base all'integrazione architettonica dell'impianto stesso: diminuisce con la grandezza dell'impianto e aumenta con il livello di integrazione architettonica dell'impianto nella struttura che lo ospita.
La taglia dell'impianto si misura tramite una potenza nominale (o di targa) dell'impianto: i “chilowatt-picco” (kWp). E' solo una specie di nome, non ci state a ragionare troppo: una potenza che l'impianto può sviluppare in condizioni standard decise convenzionalmente.
Detto questo facciamo tre esempi: un impianto da 2,7 kWp e semplicemente appoggiato sul tetto (un impianto molto vicino a quello sufficiente per una qualsiasi famiglia delle nostre parti) prenderebbe un incentivo di 0,431 euro a kWh prodotto; lo stesso impianto messo su caprette a terra prenderebbe, invece, 0,392 euro a kWh prodotto.
Lette così sembrerebbero piccole cifre, ma vi devo ancora rivelare un paio di argomenti su cui riflettere...
Argomento numero uno: dalle nostre parti (in toscana) un impianto delle dimensioni dell'esempio appena fatto produce circa (prendetelo come dato indicativo) 3200 kWh. L'argomento numero due è che dal giorno in cui viene riconosciuto, l'incentivo dura obbligatoriamente per 20 anni.
A questo punto possiamo già fare un rapido conto: 0,431(euro a kWh) x 3200 (kWh all'anno) x 20 (durata dell'incentivo) = 27584 euro.
Questa è la cifra che va aggiunta al risparmio in bolletta, che, se il dimensionamento è stato fatto bene, corrisponde agli stessi 3200 kWh che l'impianto produce. Supponendo che tra costo dell'energia e varie tasse noi paghiamo in bolletta 18 centesimi di euro per ogni kWh di elettricità siamo a 3200 x 0,18 x 20= 11520 euro.
Ma quanto costa un impianto di questo genere? Senza andare nel particolare, dato che il costo di un impianto varia seguendo molti parametri diciamo che ci aggiriamo intorno ai 17-18000 euro. Cifra non proprio a buon mercato, ma che viene ampiamente ripagata nel tempo dall'unione dell'incentivo e del risparmio sull'elettricità. Se non volessi tirare fuori i soldi sull'unghia esiste anche la possibilità di finanziare interamente l'ammontare e di cui parleremo prossimamente.
Insomma si capovolge la prospettiva: l'incentivo non è proposto, come spesso accade, sotto forma di contributo a fondo perduto sul capitale investito, ma in base alla reale capacità produttiva dell'impianto e arrivano a concedere anche un notevole guadagno.
Ma se il guadagno è così tanto perchè i tetti italiani non sono pieni di pannelli fotovoltaici? E soprattutto chi paga il … “conto”? E perchè?
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo secondo: se funziona solo di giorno che me ne faccio di un impianto fotovoltaico? - Lo scambio sul posto
“Di giorno con il sole le cose vanno a gonfie vele, ma di notte rimarrò senza elettricità?”. No.
Anche dopo l'installazione dei pannelli fotovoltaici il vostro impianto casalingo rimane collegato con la rete elettrica, quindi non si butta l'elettricità prodotta in eccesso durante il giorno ne' tanto meno si rimane al buio di notte.
In più l'energia che viene prodotta in eccesso, non deve essere per forza regalata. Anzi!
Questa elettricità che non consumiamo può essere venduta oppure si presenta una seconda possibilità, concessa a tutti coloro che hanno impianti di produzione elettrica da fonte rinnovabili o ad alto rendimento (impianti a cogenerazione), ma non andiamo troppo lontano. Il sistema di cui parlo si chiama “scambio sul posto”. Questo tipo di disciplina di gestione elettrica fa in modo che quando si produca un eccesso di energia elettrica lo si possa cedere temporaneamente alla rete per poi utilizzarlo nei momenti in cui l'impianto non produce o non produce abbastanza.
Troppo complicato detto così. Forse si capisce meglio dicendo che tramite lo scambio sul posto la rete elettrica si comporta come una specie di batteria che accumula l'elettricità che produciamo senza consumarla per poi ridarcela indietro quando non ne produciamo abbastanza.
Se si dimensiona l'impianto in maniera corretta, quindi, si può fare in modo che questo produca tanta energia quanta ce ne serva per tutto l'anno, seppure in momenti diversi da quando la si usa.
Nella “concreta realtà” accade che quando l'elettricità viene prodotta in eccesso (di norma le ore diurne dalle 11 alle 15, soprattutto nelle giornate tra marzo e settembre) questo eccesso viene ceduto alla rete che lo consuma. La notte e nelle giornate invernali, invece, il “credito” accumulato viene impiegato, assorbendo energia dalla rete prodotta da una qualche altro impianto in funzione in quel momento.
Detto in soldoni spiccioli: con lo scambio sul posto non si paga più l'elettricità che consumiamo.
A questo punto è necessario evidenziare un'osservazione: nelle ore (12-14) e i giorni (estivi) in cui la produzione è massima c'è di norma anche il massimo consumo della rete presa nel suo complesso, come già ho avuto modo di dire in un precedente post. Questo significa che il fotovoltaico, nonostante non possa essere fatto funzionare in maniera programmata rispetto alle richieste della rete (provate a spegnere e accendere il sole...), come accade per quasi tutte le energie da fonti rinnovabili, possa essere considerato molto vantaggioso per coprire i fabbisogni di potenza nelle ore di picco (a riguardo vi consiglio di rileggere uno dei miei primi interventi).
“Insomma spendo tutti questi soldi solo per non pagare più l'elettricità? Ma non è che ci rimetto?”
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Accogliamo con estremo piacere il ritorno sulle nostre pagine dell'Ing. Marco Sarcoli che in cinque capitoli a cadenza settimanale ci aiuta ad approfondire il tema del fotovoltaico e del conto energia in tutte le sue sfaccettature. Buona lettura
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo primo: cosa produce il fotovoltaico? - “I pannelli"
Prima di iniziare devo subito dire che lavoro per una azienda che progetta e installa impianti fotovoltaici, questo per chiarezza e onestà intellettuale.Proprio in questa veste, però, parlando in giro mi accorgo sempre più spesso di quanto il conto energia e l’energia fotovoltaica siano più sconosciuti per gli Italiani di quanto Carneade lo fosse per don Abbondio.Insomma: “Il conto energia chi era costui?”Ma partiamo dalla base.Un impianto fotovoltaico è un impianto che sfrutta la radiazione solare per produrre energia elettrica tramite “effetto fotovoltaico”, fenomeno osservato dal fisico Alexandre Edmond Becquerel nel 1839 e spiegato da “un certo” Albert Einstein, che per questo ha vinto il premio nobel nel 1905 (tanto per dire quanto può essere distante ma fondamentale l'effetto della ricerca pura).
Per farla breve i fotoni che compongono la luce colpiscono un materiale semiconduttore liberando in esso degli elettroni che vengono messi in moto ordinatamente formando una corrente elettrica. Subito una precisazione: non confondiamo gli impianti fotovoltaici, che producono elettricità, con gli impianti solari termici, che producono acqua calda tramite un effetto riconducibile a quello che riscalda una serra (“effetto serra”).Torniamo ai pannelli fotovoltaici. Attualmente, nell'uso comune, questi pannelli sono formati da silicio sotto varie forme e drogato con varie sostanze ed esauriscono progressivamente le loro caratteristiche: per il momento sono garantiti per produrre il 90% del rendimento iniziale dopo 10 anni e l'80% dopo 25 anni, ma questi valori sono, ovviamente, cautelativi (e quindi pessimistici).L’elettricità prodotta dal pannello è di tipo continuo, come quella che scorre nell’impianto elettrico dell’auto o che viene prodotta da un accumulatore elettrico (pila). Per questo motivo per essere usata nel nostro impianto casalingo deve essere trasformata in alternata da congegni chiamati “inverter”.I pannelli solari possono essere messi sopra la copertura di una abitazione al posto delle tegole (impianto totalmente integrato architettonicamente), sopra le tegole (parzialmente integrato) oppure a terra o in altre posizioni tramite apposite strutture (non integrato). Sotto il profilo tecnico non vi è differenza tra i tre metodi, ma solo per quanto riguarda l’incentivo statale. Ne riparleremo in seguito.I parametri più importanti sono però l’orientazione e l’inclinazione del pannello.L’orientazione è semplicemente la posizione della superficie captante rispetto ai punti cardinali, che deve essere il più vicina possibile al Sud (ovviamente), anche se la produttività rimane discreta anche discostandosi notevolmente da tale direzione.Per inclinazione si intende la pendenza che il pannello ha rispetto al terreno. L’inclinazione ottimale, alle nostre latitudini, è di circa 30 gradi, ma anche qui la produttività non varia molto anche se questa inclinazione si discosta dai 30 gradi. Per esempio: l’inclinazione dei tetti delle nostre case (17 gradi circa) fa perdere meno del 5% dell’elettricità prodotta.“Va bene va bene, ma la vera domanda che sorge spontanea è: installo un impianto fotovoltaico (e spendo una discreta quantità di soldini) solo per avere elettricità di giorno quando c'è il sole? Che ci guadagno?”.
Non abbiate fretta: di questo parleremo nella prossima puntata..
Il rompipale - Precisazioni sul decreto taglia-sgravi
Il rompipale - Precisazioni sul decreto "taglia-sgravi"
IL ROMPIPALE: WALTER SULL'AMBIENTE PROMOSSO CON LA SUFFICIENZA
Il Rompipale: Walter sull'ambiente promosso con la sufficienza (di Marco Sarcoli)
SARAI MONDO SE MONDERAI LO MONDO (Seconda parte)
di Marco Sarcoli
PARLIAMO DI RIFIUTI CON IL "ROMPIPALE"
Sarai mondo se monderai lo mondo (parte prima)
IL ROMPIPALE: SESTA E ULTIMA PUNTATA DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"
IL ROMPIPALE: QUINTA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"
Parte Quinta: Non solo rose e fiori
IL ROMPIPALE: QUARTA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"
IL ROMPIPALE: TERZA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"
IL ROMPIPALE: SECONDA PARTE DI "VENTO E I SUOI DERIVATI"
IL RITORNO DEL ROMPIPALE

UN'OPINIONE DIVERSA SULLA SADAM
IL ROMPIPALE 3: ELETTRICITA' LIBERA
ENERGIA, ENERGIE
Oggi seconda puntata de "Il Rompipale", la rubrica su fonti e produzione di energia curata dal nostro Marco Sarcoli. Buona lettura...
IL ROMPIPALE: LA RUBRICA ENERGETICA