I lettori sapranno che la Regione Toscana, al fine di contenere le spese razionalizzando lo svolgimento del servizio, ha riorganizzato il territorio regionale in tre grandi "Autorità Territoriali Ottimanali" stabilendo che i servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti su tutto il territorio di ogni Ato dovranno essere svolti da una sola azienda e che ogni autorità dovrà disporre di impianti sufficienti per lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Ciò significa discariche e termovalorizzatori che garantiscano autosufficienza. A quel punto a tutti i cittadini residenti nel territorio sarà applicata una tariffa di smaltimento proporzionale alle quantità di rifiuti prodotti. Attualmente nel nostro territorio provinciale vi sono tre operatori: C.S.A., AISA e SO.GE.P.U., due dei quali sono anche gestori di impianti di smaltimento, ma in futuro (forse già dalla fine del 2010) il gestore sarà unico. Il territorio provinciale dispone attualmente di una discarica e di un impianto di incenerimento. Nella discarica "Podere Rota" di Terranova Bracciolini arrivano oggi quantità elevate di rifiuti prodotti nella provincia di Firenze (circa il 40% del totale giornaliero); tutto questo, con il principio dell’autonomia allo smaltimento, sarà destinato brevemente a cessare e la situazione dovrebbe quindi migliorare. Nell’inceneritore di San Zeno vengono invece bruciate circa 40mila Tonnellate/anno di rifiuti. La prospettiva dell'ampliamento dell'impianto pare irrinunciabile per garantire l'autosufficienza futura, una "pillola" piuttosto amara per alcuni comitati di cittadini. Disponendo di un unico gestore del servizio i benefici possibili saranno però molti e dovranno per forza portare ad un notevole progresso omogeneizzando e migliorando i sistemi di raccolta e trasporto. Si potrà ulteriormente favorire l’incremento delle stazioni ecologiche (nell’ultimo anno ne sono nate a Cortona, Castiglion Fiorentino, Foiano della Chiana, Lucignano, Monte San Savino ecc,), inoltre la raccolta differenziata porta a porta nei principali centri urbani dopo Cortona e Arezzo (e adesso Castiglion Fiorentino) potrà espandersi notevolmente sul territorio così che l'attuale percentuale del 27/30% possa raggiungere entro il 2011 l’obbiettivo regionale al 60/70%. Oltre a ciò si dovrà puntare sulla riduzione dei rifiuti con nuove strategie di riduzione degli imballaggi, così come si dovrà cercare di ampliare il mercato dei prodotti derivanti dalla differenziazione così da poter ridurre ulteriormente i costi. Per contro ci sarà da verificare la capacità del nuovo "SuperAto" nel saper raccogliere le esigenze dei comuni più piccoli tutelando lo sviluppo di politiche gestionali il più possibili coerenti con gli scopi preposti, gestendo al meglio il non semplice rapporto col gestore unico

Ambientiamoci - Presente e futuro della questione-rifiuti in provincia
In questi giorni si parla sulla stampa locale di questione rifiuti, del nuovo Ato Toscana Sud che riunirà Arezzo a Siena e Grosseto, si scandagliano i dati sulle quantità di rifiuti prodotte, sui livelli di raccolta differenziata e soprattutto si considerano le ipotesi di nuove discariche o del raddoppiamento dell’impianto di incenerimento di San Zeno per prevenire paventati "effetti-Napoli". Ma in quale situazione ci troviamo davvero? Proviamo a riassumere in poche righe il presente, il futuro, i possibili pro e contro sperando di chiarire un po' le idee
Ambientiamoci - Acqua privata, acqua pubblica
E’ di questi giorni la notizia che la Società Nuove Acque spa (società che gestisce per conto dei 39 comuni della Provincia di Arezzo il servizio idrico integrato) entro il 2011, doterà tutti i centri abitati con un numero superiore ai 2000 abitanti di IDONEO IMPIANTO DI DEPURAZIONE DELLE ACQUE REFLUE. Tale scelta prevede un investimento di oltre 13 Milioni di Euro che si sommano agli oltre 4 già operativi che prevedono la realizzazione di nuove reti idriche nel territorio della valdichiana aretina anche grazie all’arrivo in Valdichiana dell’acque proveniente dalla diga di Montedoglio.
Contemporaneamente il senato della repubblica italiana ha votato a maggioranza un provvedimento (che per essere operativo deve essere ratificato dalla Camera dei Deputati) il quale obbliga i comuni a detenere una quota di partecipazione nelle società di gestione dei pubblici servizi inferiore al 30 per cento (ivi compreso nelle società che gestiscono le reti idriche).
Di fatto con tale provvedimento si privatizza definitivamente l’acqua nonostante le indicazioni della corte europea e le battaglie portate avanti da vari movimenti e comitati, favorendo le grandi imprese private che da qui in avanti potranno gestire in autonomia le società impegnate in questo settore.
In Italia vengono distribuiti oltre 6,5 Miliardi di metri cubi di acqua (circa 730 metri all’anno per abitante), sono presenti nel territorio oltre 212.000 chilometri di acquedotti e oltre 173 di reti fognarie. Gli italiani serviti sono oltre 56 Milioni i quali utilizzano i 730 metri cubi pro-capite annui nella misura del 40% per, bagno o doccia, 20% per i servizi sanitari, 12% per il bucato ed il 10% per il lavaggio delle stoviglie. Una famiglia di tre persone paga 445 Euro annui ad Agrigento (la città più cara), 363 ad Arezzo, 352 a Prato per arrivare ai 119 di Benevento, 110 di Isernia e i 106 Euro di Milano (la città più economica). Cifre pesanti per i bilanci delle famiglie italiane ma più basse delle tariffe applicate negli altri paesi europei, mentre per gas e energia elettrica in Italia abbiamo tariffe più alte della media europea.
In Italia il giro di affari è di oltre 2.500 milioni di euro con 580 milioni di investimenti. Una torta che fa sicuramente gola a molti e da qui in avanti sarà a disposizione delle grandi imprese a scapito della gestione pubblica la quale disponendo di cifre inferiori al 30 % difficilmente potrà contrastare gli ulteriori rincari tariffari (magari giustificati dall’adeguamento alle tariffe europee). Tutto ciò avviene in Italia mentre in Gran Bretagna ed in Francia si torna indietro o meglio il pubblico cerca di riacquistare dai privati quote di mercato che permettano di poter fronteggiare adeguatamente la qualità degli investimenti ed il contenimento del le tariffe.
Le amministrazione comunali come si comporteranno? Dichiareranno attraverso provvedimenti di Consiglio che l’acqua è un bene pubblico, la cui distribuzione deve rimanere pubblica e gestita o direttamente o attraverso società la cui maggioranza sia pubblica oppure si uniformeranno silenziosamente alle nuove direttive?
Eco-sistema 2009: Arezzo in caduta libera
Brutte notizie per Arezzo, ma in parte anche per Siena, arrivano dal nuovo rapporto "Ecosistema Urbano" di LegAmbiente reso pubblico in queste ore. La classifica prende in considerazione determinati parametri (qualità dell'aria, consumo di acqua, efficienza trasporti pubblici e rete viaria, presenza aree verdi, stato urbanistico, produzione rifiuti, consumo energetico ecc ecc) calcolando una percentuale rispetto alla "perfezione" dal punto di vista della vivibilità di un'area urbana rappresentata da una sorta di città ideale in cui tutti gli indicatori volgano verso il massimo risultato possibile. Ebbene: Arezzo rispetto al 2008 è in caduta libera con sedici posizioni perse, dal 48esimo al 64esimo posto nazionale, mentre Siena ha dovuto dire addio al prestigioso secondo posto dell'anno scorso e deve accontentarsi del quinto, pur restando prima in Toscana, dove invece Arezzo è terzultima. Cliccando qui trovate la scheda relativa ad Arezzo, che come vedete è divisa a metà fra dati positivi e dati negativi. Ad Arezzo si consuma poca acqua (forse per quanto costa, verrebbe da dire ironicamente!); trasporti pubblici, ztl, verde urbano sono adeguati, non si consuma troppa energia e il solare è in espansione. Dall'altro verso però la qualità dell'aria non è eccelsa, la rete idrica non è ineccepibile e non brilliamo particolarmente sul fronte produzione e differenziazione rifiuti.
Montepulciano e il "buon esempio" per la differenziata
Un picco mensile del 49% della raccolta differenziata dei rifiuti, risultato più alto nella storia del Comune di Montepulciano, è stato raggiunto a Settembre grazie ad un’iniziativa avviata a titolo sperimentale ma che potrebbe diventare permanente. E' il progetto "Fiera pulita" alla Fiera al Ponte di Montepulciano Stazione nato dalla collaborazione tra il Comune, Siena Ambiente ed i volontari di Legambiente. L’iniziativa pilota, secondo i dati comunicati da Siena Ambiente, ha portato alla differenziazione del 60% circa delle quasi 3 tonnellate complessive di rifiuti prodotti. In particolare sono stati individuati e avviati separatamente allo smaltimento 480 chili di cartone, 680 kg di multimateriale (vetro, plastica etc.), 100 chili di legno e 500 chili di organico; i rifiuti indifferenziati hanno raggiunto invece i 1.100 chilogrammi. “Il buon esito" dice l'assessore comunale Angiolini "ci spinge ad insistere su questa strada sia estendendo il progetto alla fiera del 1 Maggio di Montepulciano città sia valutando la possibilità di applicarlo anche ai mercati, alle sagre ed alle manifestazioni occasionali”
Ambientiamoci - Lo sportello energia
Un altro passo per lo sviluppo delle energie rinnovabili
La regione Toscana ha aperto uno “sportello energia” on-line a disposizione dei cittadini che sono interessati a realizzare impianti per la produzione di energia elettrica attraverso lo sfruttamento delle energie rinnovabili. Nelle 13 librerie, 1200 pagine, 200 link ad altri siti i cittadini interessati possono avere tutte le notizie necessarie per realizzare i loro progetti.
Questo strumento, insieme ai 10,5 milioni di Euro erogati ai 2100 cittadini che hanno presentato richiesta per la messa in opera dei pannelli fotovoltaici, la regione Toscana rafforza la volontà di incentivare lo sfruttamento delle energie rinnovabili (eolico, fotovoltaico, solare, biomasse ecc.) per la produzione di energia elettrica operando per raggiungere l’obbiettivo del 20% previsto nel P.I.E.R (piano integrato energetico regionale ).
La Regione ha attivato anche una casella di posta elettronica (sportello.energia@regione.toscana.it) per ricevere domande, e richieste, fornire chiarimenti, esaminare proposte
Bici elettriche: perchè in Valdichiana manca un rivenditore convenzionato?
Leggiamo oggi sulla stampa locale che anche in provincia di Arezzo, vallate comprese, è in espansione l'utilizzo della bici e di conseguenza gli affari per i rivenditori vanno sempre meglio.
In particolar modo, si legge, aumentano le vendite di biciclette a motore elettrico e city-bike, acquisibili beneficiando del finanziamento stanziato dal Ministero dell'ambiente e quindi risparmiando un bel po'. Una soluzione che può essere conveniente vista la praticità del mezzo che può ovviare all'utilizzo dell'auto.
Peccato però che (si legge sempre nell'articolo) proprio nella nostra vallata, la Valdichiana, manchi un rivenditore autorizzato convenzionato col Ministero. Eppure la sensibilità al problema c'è e tempo fa fu proprio un nostro comune (quello di Castiglion Fiorentino) ad erogare ai cittadini interessati un incentivo all'acquisto di bici elettriche.
E' vero tutto questo? Davvero non c'è un rivenditore a cui rivolgersi per acquistare bici elettriche beneficiando dell'incentivo ministeriale in tutti i comuni della Valdichiana aretina? Provvedimenti urgono, senza dubbio...
Ambientiamoci - Parliamo di nucleare - Parte terza: un po' di numeri
Dopo alcuni cenni sommari su cosa sia la produzione di energia nucleare e che storia abbia avuto finora passiamo adesso a un po' di numeri utili a capire le dimensioni e i possibili sviluppi futuri del fenomeno.
I PAESI CON L’ENERGIA NUCLEARE, LA PRODUZIONE E LA PREVISIONE FUTURA
Chi produce l’energia nucleare? Sono circa 438 i reattori nucleari attivi nel mondo. I paesi con maggior presenza di reattori sono i seguenti:
U.S.A. 104, Francia 59, Giappone 53.
Complessivamente le centrali nucleari nel mondo producono 352 gigawatt pari al 16% della fornitura globale di energia. Un dato consistente ma ben lontano dai 1000 gigawatt stimati negli anni 70 per i nostri anni. L’incidente di Chemobyl negli anni 80 frenò l’ottimismo verso l’energia nucleare per la consapevolezza delle gravi conseguenze in caso di incidente.
I paesi che soddisfano il proprio fabbisogno energetico interno tramite l’energia nucleare sono i seguenti:
Francia 76%, Paesi dell’Est Europeo 50% ed U.S.A. 20%.
Il caso della Francia è unico al mondo, seguono i paesi dell’Est, le cui centrali obsolete identificano una pericolosa eredità del precedente regime sovietico. Desta attenzione il caso degli usa, il paese dove il nucleare è nato dove la produzione di energia dal nucleare non supera il 20%.
L’Europa soddisfa mediamente il 35% del proprio fabbisogno energetico interno tramite l’uso di centrali nucleari.
Nonostante i dati favorevoli al nucleare secondo l’IAEA il peso dell’energia nucleare rispetto alle fonti di energia è destinata a ridursi entro il 2020. Questa previsione è condizionata dalla mancanza di grossi investimenti per la costruzione di nuovi centrali. In Europa negli ultimi 20 anni fatta eccezione della Finlandia non sono state costruite nuovi centrali. Nel resto del mondo occidentale in Europa e negli Usa non sono previste nuove centrali. Diversa è la situazione in Asia, dove sono in cantiere ben 15 nuove centrali nucleari (Cina Corea del Sud India e Taiwan). Recentemente l’effetto serra ed il caro petrolio stanno rifacendo avvicinare al nucleare anche i paesi occidentali. Il dibattito politico sul nucleare è in corso sia negli Usa che in Europa ed appunto in Italia, come abbiamo detto nelle precedenti puntate
Ambientiamoci - Parliamo di nucleare - Parte seconda: ancora un po' di storia
Ambientiamoci - Parliamo di nucleare - Parte seconda: storia e sviluppo delle prime centrali
Nel 1942 il gruppo di scienziati coinvolti nel progetto Manatthan, tra i quali l’Italiano Enrico Fermi, lavorò per realizzare in laboratorio la prima reazione a catena controllata. Il progetto aveva scopi militari, era nato durante la seconda guerra mondiale ed era finanziato dal governo alleato per realizzare la prima Bomba Atomica, e portò alla realizzazione del primo reattore nucleare a fissione della storia.
L'uso civile del nucleare condusse nel Dicembre 1951 alla prima produzione di energia elettrica attraverso un reattore a Arco, cittadina dell'Idaho. Nel 1953 il presidente degli U.S.A. Eisenhower lanciò poi il progetto “Atom For Pace” allo scopo di favorire l’applicazione civile dell’energia nucleare. Nel frattempo nel 1954 la centrale di Obninks nell'allora Unione Sovietica divenne il primo impianto al mondo a generare elettricità distribuita in rete. Seguì poi quella di Calder Hall, in Inghilterra. La prima centrale negli Usa partì invece nel 1957 a Shippingport (Pennsylvania).
Il funzionamento del nucleare era ed è molto semplice: l'energia termica prodotta sotto forma di vapore acqueo viene convertita in energia elettrica attraverso turbine e alternatori. La reazione a catena nucleare avviene all’interno di un guscio di cemento e di acciaio, sempre in uno stato cosidetto “critico” in cui ogni neutrone colpisce un solo nucleo di Uranio, un processo costantemente controllato poiché qualora si superasse la soglia “critica” ovvero se un neutrone colpisse più nuclei di uranio la reazione a catena genererebbe un surriscaldamento esponenziale e la conseguente fusione del nucleo nel reattore con emissioni di radiazioni nocive. Generalmente l’Uranio viene immerso in una piscina di acqua pesante in grado di rallentare l’attività del neutrone e quindi di controllare la reazione nucleare. Nella piscina vengono poi poste barre di cadmio o di boro per assorbire parte dei neutroni che si liberano dalla fissione. La reazione a catena nel processo di fissione genera calore e riscalda i flussi di acqua presenti in uno scambiatore di calore generando vapore.
Nella fase iniziale si individuano molti tipi di reattori detti di prima e di seconda generazione le cui variabili principali sono il combustibile utilizzato, il sistema di raffreddamento e il moderatore. Le prime centrali nucleari basavano il proprio sistema di raffreddamento sull’utilizzo del gas. Negli anni 60 venne poi preferito l’uso dell’acqua. Il processo di fissione richiede infatti costantemente un flusso refrigerante per controllare il calore emesso e consente la trasformazione del calore in vapore acqueo. L’acqua è prelevata e scaricata in continuazione dai fiumi antistanti alle centrali. Proprio in base a questo sistema ha fatto notizia nell’estate del 2003 l’emergenza scttata in molte centrali francesi a causa dell’abbassamento delle acque dei fiumi. Il fenomeno naturale stava mettendo a rischio il processo di refrigerazione e controllo della temperatura dei moderni reattori francesi. (continua...)
nella foto: schema semplificato di un reattore nucleare
Ambientiamoci - Parliamo di nucleare - Parte prima: un po' di storia
Ambientiamoci - Parliamo di nucleare - Parte prima: un po' di storia
Come sicuramente saprete il 9 Luglio scorso il Senato della Repubblica ha definitivamente approvato il Disegno di Legge 1195-B recante disposizione per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia. Nello specifico agli articoli 25 e 26 leggiamo che,entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge il Governo dovrà emanare uno o più Decreti Legislativi per localizzare gli impianti di produzione di energia elettrica nucleare, i siti di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi disciplinando le misure comprensive in favore delle popolazioni interessate.
I siti individuati per l'ubicazione degli impianti (dovrebbero essere una decina) godranno della definizione di “aree di interesse strategico nazionale” e come tali usufruiranno di particolari forme di sicurezza, vigilanza, tutela delle popolazioni vicine e dell'ambiente ospitante. Ai cittadini residenti verranno conferiti benefici diretti, ricavati da speciali oneri a carico delle imprese che si occuperanno della costruzione e della gestione degli impianti. Sui siti candidati finora non è emerso nulla di sicuro, ma di certo nei prossimi mesi si inizierà a saperne qualcosa di più. L'obbiettivo è quello di arrivare nell'arco di due decenni a coprire col nucleare il 25% della produzione nazionale.
Quando si parla di nucleare è bene prima di tutto fare un po' di storia ricordando che la scelta del Governo è un vero e proprio “ritorno” che di fatto sconfessa quanto 22 anni fa, sull'onda dell'effetto-Chernobyl, era stato almeno indirettamente sancito da un Referendum popolare. In realtà i tre quesiti su cui si era votato nel 1987 riguardavano disposizioni attigue al nucleare e la vittoria del referendum (larghissima, con percentuali di "Si" superiori all'80%) non aveva sancito un “No” definitivo a questa forma di energia anche se è indubbio che con quel voto gli italiani avevano lanciato un chiaro messaggio di avversione che fu inevitabilmente raccolto dalla classe politica e tradotto in scelte coerenti a quella chiara volontà.
Fu così che senza particolari opposizioni da parte di nessuno le centrali nucleari esistenti in quel momento (vedi mappa a destra) che coprivano comunque una parte molto esigua della produzione nazionale furono mandate anticipatamente in pensione e l'Italia abbandonò la via del nucleare, contrariamente ad altri paesi europei anche limitrofi.
La produzione di energia nucleare aveva avuto inizio negli anni 60, aumentando notevolmente nel decennio successivo. L'Italia era stato uno dei primi paesi mondiali ad affacciarsi in questo campo. Nel 1975 il Piano Energetico Nazionale aveva puntato su un forte sviluppo di tale fonte e in aggiunta alle centrali di Latina, Sessa Aurunca-Garigliano e Trino Vercellese si iniziarono a costruire quelle di Caorso e Montalto di Castro, oltre che il secondo reattore della centrale di Trino, tutti lavori bloccati dopo il referendum del 1987.
Detto questo, al di fuori di come la si possa pensare sull'utilità o meno di questo “ritorno”, cercheremo con alcuni articoli di introdurre i nostri lettori in una conoscenza più approfondita di questa fonte energetica valutandone sia gli aspetti positivi e quelli negativi. Per quanto riguarda quindi il funzionamento, i pregi, i difetti, i vantaggi, gli svantaggi, le possibili migliorie e le possibili alternative vi rimandiamo alle prossime puntate di questa rubrica
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (quinta e ultima parte)
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo quinto: chi paga il conto? - conclusioni (finalmente)
Ma tutti questi soldi da dove vengono fuori? E qual è il vantaggio di questa incentivazione per la collettività?
Risposta alla prima domanda: il conto energia attinge la sua dotazione economica da un prelievo tariffario obbligatorio presente sulla bolletta dell'elettricità dal 1991 per incentivare la produzione elettrica da fonti energetiche alternative (fino al gennaio 2007 vi rientravano anche gli inceneritori, o, per usare un eufemismo, impianti di termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani...). Si tratta di un fondo che abbiamo contribuito a costituire nel corso di questi anni con la nostra bolletta elettrica.
Qual è il vantaggio di incentivare così pesantemente la tecnologia fotovoltaica?
In effetti il fotovoltaico da solo, senza incentivo, non avrebbe una grandissima convenienza economica, dato l'enorme investimento iniziale. Il vantaggio di incentivare questa forma di energia sta nella sua potenziale facilità diffusione rispetto alle altre che deriva a sua volta dalla facilità di installazione e dalle scarse operazioni di manutenzione di cui necessita nel corso della sua vita operativa.
E' chiaro che l'energia così prodotta a causa dell'incentivo erogato ha, per la collettività, un costo un po' più grande rispetto a una fonte energetica convenzionale, ma ha degli indubbi vantaggi, seppure intangibili. Un grande vantaggio sta, intanto, nel produrre un certo quantitativo di energia elettrica a emissioni nocive quasi nulle (sia in termini di sostanze tossiche, che gas serra, che radiazioni nocive, scarti e scorie nocive di varia natura, etc..) e, inoltre, nella possibilità di “sganciare” una parte della produzione di elettricità dalle fluttuazioni dovute alle varie vicissitudini e arbitrarie decisioni dei paesi esportatori di combustibili fossili (petrolio, metano, uranio, carbone, etc...).
Un altro aspetto positivo di questo tipo di fonte energetica, che risulta vantaggioso anche nei confronti delle altre energie rinnovabili, è la sua possibilità di “miniaturizzazione” e la capacità di essere diffusa nel territorio. Questa caratteristica, per prima cosa, fa sì che il punto di produzione sia molto vicino a quello di consumo, con evidenti enormi benefici per quanto riguarda dissipazioni di energia durante il trasporto. Altro beneficio derivante dalla miniaturizzazione è costituito dal fatto che se uno o più impianti di produzione smettessero di funzionare momentaneamente, non ci sarebbero gravi malfunzionamenti della rete, ma al più solo piccoli cali di tensione.
A fronte di questa possibilità di “miniaturizzazione” devo aggiungere che il fotovoltaico non è un fenomeno di “nicchia”: solo nel 2008 sono stati installati 338 MW (Fonte GSE), con tendenza all'aumento), pari a circa 338000MWh, cioè un decimo di quello che può produrre una centrale termonucleare di pari potenza in funzione tutto il giorno per tutti i giorni dell'anno. In pratica in 10 anni si potrebbe riuscire a installare una capacità produttiva pari a quella di una centrale nucleare, che però necessita di molto più tempo per essere messa in funzione (e ancora più tempo per essere smantellata!).
E' evidente, comunque, che da solo il fotovoltaico non può coprire il fabbisogno energetico di un paese come il nostro, ma di sicuro nel mix di fonti energetiche il fotovoltaico dovrà acquisire, insieme all'eolico, un peso maggiore a quello attuale.
La politica di incentivazioni voluta dall'Europa è volta nella direzione di creare un elevato livello produttivo e un forte mercato di componenti per il fotovoltaico che, il prima possibile, diventino autonomi e soprattutto nella direzione di stimolare lo studio di nuove tecnologie sempre più efficienti.
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (capitolo quarto)
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo quarto: dove sta la fregatura? - conclusioni (finalmente)
(puntate precedenti)
Domanda: se sono così tanto convenienti, perché i tetti degli italiani non sono pieni di impianti fotovoltaici?
Risposta: francamente non l'ho ancora capito bene.
In effetti, però, qualche idea me la sono fatta: credo che l'imputato maggiore sia la scarsissima, per non dire nulla, informazione. Avete mai sentito parlare del “conto energia”? Tranne quelli che si informano autonomamente sulle energie rinnovabili dubito che qualcuno di voi abbia mai sentito parlare di tale incentivazione. Eppure il primo conto energia è stato istituito nel “lontano” 2005 ed è poi stato rinnovato, come si è detto, nel 2007. Per questo problema spero che i miei interventi possano essere di aiuto.
Altro motivo che ha impedito la diffusione degli impianti fotovoltaici è che l'idea di dover sborsare una certa quantità di soldi tutta insieme raffredda di certo gli animi. Riguardo a ciò vorrei proporre due analogie.
La prima analogia che vorrei fare è tra l'acquisto dell'impianto e l'acquisto di una automobile: non hanno la stessa utilità e quindi non possono essere considerate spese alternative, ma l'analogia sta nell'equivalenza delle cifre in ballo. Quando, però, si va a valutare il peso degli incentivi nei due casi si vede come per le automobili si arrivi al massimo, per esempio, su una fiat punto a metano al 30-40%, mentre per un impianto fotovoltaico, cercando di dare la cifra realistica ma anche il più possibile cautelativa (pessimistica) dell'esempio fatto nell'intervento precedente, al 220%. Certo non le si riprende tutte subito come avviene per lo sconto sulle auto, ma la differenza in termini economici mi pare sia evidente. Quindi potremmo dire che si tratta di una spesa che alla lunga non fa spendere, ma anzi guadagnare.
Proprio a partire da questa ultima affermazione nasce subito la seconda analogia: quella con un normale investimento al quale alcuni di voi avranno affidato i propri risparmi. Per essere più specifico vorrei fare una analogia con quelle forme di investimento in cui si vincola il proprio denaro in cambio di un limite di un guadagno minimo garantito (i più sicuri). In entrambi i casi il capitale iniziale viene restituito dopo un certo periodo con l'aggiunta di una certa quantità di interessi. Nel caso dell'investimento l'ammontare del capitale e, spesso, anche dei relativi interessi viene restituito tutto alla fine del periodo convenuto, mentre per l'impianto il sistema del pagamento bimestrale dell'incentivo corrisponde a una sorta di restituzione del capitale già dal mese dopo in cui viene riconosciuto l'incentivo potendo essere a sua volta reinvestito o speso a piacere da subito, pur continuando a “produrre interessi”, dato che l'impianto pur iniziando a restituire il capitale produrrà sempre la stessa quantità di energia e quindi di soldi.
A questo va aggiunto che un investimento come quello portato in esempio non produrrà mai un guadagno paragonabile a quello di un impianto fotovoltaico in conto energia. Gli investimenti che possono competere con quest'ultimo sono anche molto meno garantiti.
E se io non ho soldi da parte ma voglio lo stesso smettere di pagare la bolletta? Per sopperire a questo problema esistono dei modelli di finanziamento bancario anche sul totale della spesa, le cui rate vengono ripagate tramite cessione dell'ammontare dell'incentivo stesso per un certo numero di anni (mi raccomando non lasciatevi ingannare da chi vi offre impianti senza lasciarvi nemmeno qualche anno di incentivo!), concedendo, alla fine, anche un piccolo margine di guadagno oltre al risparmio in bolletta che ci eravamo proposti
Ambientiamoci: consigli per un'estate eco-sostenibile
Spazio oggi ad alcune raccomandazioni e precisazioni che ci giungono dall'Ufficio Ambiente del Comune di Cortona.
Sul tema raccolta differenziata visto che la stagione estiva coincide con una maggiore produzione di rifiuti, ecco alcuni consigli per un uso ottimale delle campane.
Per l'acciaio (ad es. quello dei contenitori per alimenti) utilizzare le campane di colore verde così come per l'alluminio (lattine, vaschette, fogli di alluminio da cucina, involucri per cioccolato o coperchi dello yogurt, bombolette spray, capsule dei tappi di bottiglia, tubetti per conserve ecc).
Per la carta oltre agli imballaggi in carta e cartoncino conferire anche sacchetti di carta, imballaggi in cartone ondulato, scatole per alimenti, detersivi, cstaole da scarpe, astucci e fascette, giornali, riviste, libri, quaderni ed opuscoli, tutti nelle campane di colore giallo, evitando però accuratamente di inserire fogli di carta con residui alimentari e altro (terra ecc.)
Per la plastica utilizzare le campane verdi assicurandosi che non vi siano residui (ad esempio nei flaconi di detersivi)
Anche il vetro richiede l'uso della campana verde: anche in questo caso attenzione a non mescolarvi altri materiali anche simili (ad es: ceramica) in quanto un minimo frammento di essi può corrompere e rendere inutilizzabile tutta la quantità di vetro riciclata nella campana
Per il legno gli scarti di poco peso come gli imballaggi che avvolgono alcuni formaggi oppure gli stuzzicadenti, possono essere inseriti con gli altri rifiuti organici. Gli imballaggi di maggiori dimensioni e i rifiuti ingombranti come mobili usati, armadi, sedie, tavoli ecc. devono essere conferiti direttamente alla stazione ecologica oppure chiamando il numero verde 800132152 si può prenotare il ritiro gratuito del materiale direttamente a casa.
Sul tema zanzare invece una serie di raccomandazioni per evitarne il proliferare. Fra esse non far accumulare acqua stagnante in recipienti e altri oggetti (vasi, bidoni, sottovasi ecc), inserire in luoghi con acqua stagnante pesci rossi (si cibano di larve di zanzara) utilizzando esclusivamente larvicidi biologici efficaci soltanto sulle zanzare in modo da evitare che non vengano colpiti altri insetti. Presso la sede dell’Ufficio Ambiente a Camucia (tel. 0575603327) sono inoltre disponibili confezioni gratuite di compresse antizanzara da utilizzare in tombini, vasche d'acqua e altre fonti.
Ambientiamoci: Il terreno è fertile, tutto sta ad impegnarsi
Sbirciando sulla rete tra le novità in campo ambientale ho notato un’interessante ricerca sul sito www.liferaces.eu che torna interessante per gli amministratori comunali appena eletti. Si parla molto di cambiamenti del clima e si indaga anche su quale idea le persone comuni, quelle che ogni giorno si informano sui mezzi di comunicazione di massa, abbiano sui temi dell'ambiente. Cosa ne pensano e quanto ne sanno? Sono pronti ad iniziare ad agire in modo eco-sostenibile?
Il primo dato che emerge è che la buona disponibilità di tutti c'è, visto che il 60% degli europei si è detto pronto ad agire personalmente per contrastare i cambiamenti climatici e tra le tipologie di impegno possibili al primo posto ha messo la raccolta differenziata dei rifiuti: su essa (e sugli altri temi ambientali) emerge però dalla ricerca una certa confusione sulle informazioni ricevute dai media. Ciò porta alla richiesta crescente di nuovi strumenti di informazione di cui i Comuni dovranno per forza dotarsi al momento (ormai irrinunciabile) di implementare certi servizi.
Da notare poi che se i giovani sembrano piuttosto disinteressati i più sensibili e partecipi sono i più piccoli, merito del coinvolgimento nei progetti (raccolta della carta e del vetro in classe, lezioni sull’educazione ambientale, diritto alla legalità, partecipazione attiva, civicità, ecc.) che si realizzano nella scuola primaria. Ciò significa che le esperienze di questo tipo vanno necessariamente aumentate.
Dopo questo "consiglio" per i neo-amministratori ne abbiamo anche un altro, che traiamo da questo video relativo ad un'iniziativa della Regione Piemonte. L'idea dei detersivi alla spina l'abbiamo lanciata varie volte su questo sito: perchè non ripensarla oggi, a livello di proposta politica collegandosi con qualche supermercato?
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (parte terza)
Capitolo terzo: Cosa ci guadagno? - Il conto energia

Come funziona questo incentivo e soprattutto quanto vale?
L'incentivo attualmente vigente per gli impianti fotovoltaici viene pagato a cadenza bimestrale sotto forma di tariffe incentivanti, cioè, per dirla in parole povere,“un tanto” al chilowattora prodotti dall'impianto stesso. Questo “tanto” varia in base alla taglia dell'impianto e in base all'integrazione architettonica dell'impianto stesso: diminuisce con la grandezza dell'impianto e aumenta con il livello di integrazione architettonica dell'impianto nella struttura che lo ospita.
La taglia dell'impianto si misura tramite una potenza nominale (o di targa) dell'impianto: i “chilowatt-picco” (kWp). E' solo una specie di nome, non ci state a ragionare troppo: una potenza che l'impianto può sviluppare in condizioni standard decise convenzionalmente.
Detto questo facciamo tre esempi: un impianto da 2,7 kWp e semplicemente appoggiato sul tetto (un impianto molto vicino a quello sufficiente per una qualsiasi famiglia delle nostre parti) prenderebbe un incentivo di 0,431 euro a kWh prodotto; lo stesso impianto messo su caprette a terra prenderebbe, invece, 0,392 euro a kWh prodotto.
Lette così sembrerebbero piccole cifre, ma vi devo ancora rivelare un paio di argomenti su cui riflettere...
Argomento numero uno: dalle nostre parti (in toscana) un impianto delle dimensioni dell'esempio appena fatto produce circa (prendetelo come dato indicativo) 3200 kWh. L'argomento numero due è che dal giorno in cui viene riconosciuto, l'incentivo dura obbligatoriamente per 20 anni.
A questo punto possiamo già fare un rapido conto: 0,431(euro a kWh) x 3200 (kWh all'anno) x 20 (durata dell'incentivo) = 27584 euro.
Questa è la cifra che va aggiunta al risparmio in bolletta, che, se il dimensionamento è stato fatto bene, corrisponde agli stessi 3200 kWh che l'impianto produce. Supponendo che tra costo dell'energia e varie tasse noi paghiamo in bolletta 18 centesimi di euro per ogni kWh di elettricità siamo a 3200 x 0,18 x 20= 11520 euro.
Ma quanto costa un impianto di questo genere? Senza andare nel particolare, dato che il costo di un impianto varia seguendo molti parametri diciamo che ci aggiriamo intorno ai 17-18000 euro. Cifra non proprio a buon mercato, ma che viene ampiamente ripagata nel tempo dall'unione dell'incentivo e del risparmio sull'elettricità. Se non volessi tirare fuori i soldi sull'unghia esiste anche la possibilità di finanziare interamente l'ammontare e di cui parleremo prossimamente.
Insomma si capovolge la prospettiva: l'incentivo non è proposto, come spesso accade, sotto forma di contributo a fondo perduto sul capitale investito, ma in base alla reale capacità produttiva dell'impianto e arrivano a concedere anche un notevole guadagno.
Ma se il guadagno è così tanto perchè i tetti italiani non sono pieni di pannelli fotovoltaici? E soprattutto chi paga il … “conto”? E perchè?
Ambientiamoci (7) - Come difendersi dalla zanzara tigre
In vista della prossima stagione estiva si affaccia il problema zanzare: a questo proposito vi segnaliamo alcuni consigli che ci provengono dall’ufficio ambiente del Comune di Cortona utili per difendersi dai fastidiosi attacchi delle zanzare ed in particolare di quelli portati dalla zanzara tigre, dittero nematoceto denominato “Aedes Albopictus”:
-PULIRE I TOMBINI POSTI NELLE IMMEDIATE VICINANZE DELLA LORO ABITAZIONI IN MODO TALE CHE NON VI SI FERMI L’ACQUA;
-EVITARE DI ACCATASTARE CUMULI DI MATERIALE ABBANDONATO NELLE PERTINENZE ALL’APERTO E MAGARI RIMUOVERE QUELLI ESISTENTI;
-EVITARE CHE SI FORMINO RACCOLTE DI ACQUA STAGNANTE NELLE CAVITA’ DEI TRONCHI, NELLE CADITOIE, NEI BIDONI, NEI SOTTOVASI ED IN QUALSIASI ALTRO RECIPIENTE ALL’APERTO, ANCHE IMPROPRIO (ES.GOMME DI AUTO, TELI, ECC.);
-PULIRE BENE I SOTTOVASI E TRATTARE I VASI DELLE PIANTE CON SPECIFICI PRODOTTI LARVICIDI FACILMENTE REPERIBILI IN FARMACIA, PRIMA DI METTERLI AL RIPARO INVERNALE, IN MODO DA OSTACOLARE LA SCHIUSA DELLE UOVA IN INVERNO NEI PICCOLI SOTTOVASI E’ POSSIBILE INIBIRE LO SVILUPPO DI LARVE ATTRAVERSO IL POSIZIONAMENTO DI UN FILO DI RAME METALLICO PER TUTTA LA CIRCONFERENZA DEL SOTTOVASO;
-INTRODURRE PESCI ROSSI (SI CIBANO DI LARVE DI ZANZARA) NELLE VASCHE DEI GIARDINI.
Per incrementare l’efficacia dei trattamenti dal prossimo mese di Giugno sarà poi consegnato ai cittadini interessati un kit contenente alcune pasticche di larvicidi biologici che loro stessi potranno utilizzare per intervenire direttamente in tutti quei luoghi dove si possono creare condizioni favorevoli allo sviluppo di larve e zanzare. E' bene far notare infine che si tratta di prodotti efficaci soltanto sulla zanzare senza effetti su altre specie di insetti, in particolare sulle api.
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo secondo: se funziona solo di giorno che me ne faccio di un impianto fotovoltaico? - Lo scambio sul posto
“Di giorno con il sole le cose vanno a gonfie vele, ma di notte rimarrò senza elettricità?”. No.
Anche dopo l'installazione dei pannelli fotovoltaici il vostro impianto casalingo rimane collegato con la rete elettrica, quindi non si butta l'elettricità prodotta in eccesso durante il giorno ne' tanto meno si rimane al buio di notte.
In più l'energia che viene prodotta in eccesso, non deve essere per forza regalata. Anzi!
Questa elettricità che non consumiamo può essere venduta oppure si presenta una seconda possibilità, concessa a tutti coloro che hanno impianti di produzione elettrica da fonte rinnovabili o ad alto rendimento (impianti a cogenerazione), ma non andiamo troppo lontano. Il sistema di cui parlo si chiama “scambio sul posto”. Questo tipo di disciplina di gestione elettrica fa in modo che quando si produca un eccesso di energia elettrica lo si possa cedere temporaneamente alla rete per poi utilizzarlo nei momenti in cui l'impianto non produce o non produce abbastanza.
Troppo complicato detto così. Forse si capisce meglio dicendo che tramite lo scambio sul posto la rete elettrica si comporta come una specie di batteria che accumula l'elettricità che produciamo senza consumarla per poi ridarcela indietro quando non ne produciamo abbastanza.
Se si dimensiona l'impianto in maniera corretta, quindi, si può fare in modo che questo produca tanta energia quanta ce ne serva per tutto l'anno, seppure in momenti diversi da quando la si usa.
Nella “concreta realtà” accade che quando l'elettricità viene prodotta in eccesso (di norma le ore diurne dalle 11 alle 15, soprattutto nelle giornate tra marzo e settembre) questo eccesso viene ceduto alla rete che lo consuma. La notte e nelle giornate invernali, invece, il “credito” accumulato viene impiegato, assorbendo energia dalla rete prodotta da una qualche altro impianto in funzione in quel momento.
Detto in soldoni spiccioli: con lo scambio sul posto non si paga più l'elettricità che consumiamo.
A questo punto è necessario evidenziare un'osservazione: nelle ore (12-14) e i giorni (estivi) in cui la produzione è massima c'è di norma anche il massimo consumo della rete presa nel suo complesso, come già ho avuto modo di dire in un precedente post. Questo significa che il fotovoltaico, nonostante non possa essere fatto funzionare in maniera programmata rispetto alle richieste della rete (provate a spegnere e accendere il sole...), come accade per quasi tutte le energie da fonti rinnovabili, possa essere considerato molto vantaggioso per coprire i fabbisogni di potenza nelle ore di picco (a riguardo vi consiglio di rileggere uno dei miei primi interventi).
“Insomma spendo tutti questi soldi solo per non pagare più l'elettricità? Ma non è che ci rimetto?”
Ambientiamoci (6) - Speciale Febbre Suina
Ambientiamoci (6) - Speciale Febbre Suina
Dopo i casi di "mucca pazza", dell'influenza aviaria, della vescicolosi che recentemente è costata la vita ad alcune migliaia di suini anche nella nostra vallata cerchiamo oggi di offrirvi un po' di precisazioni su quello che è il tema del momento, la "febbre suina". La febbre (virus a/H1N1) colpisce per primi i suini e da essi può essere trasmessa all'uomo per poi propagarsi con un certa facilità fra individuo e individuo. Si manifesta con sintomi del tutto simili a una normale influenza: febbre, tosse, inappetenza, talvolta mal di gola, raffreddore, vomito e diarrea. Al momento non esiste un vaccino efficace contro questo nuovo tipo di influenza le cui complicazioni possono essere anche molto gravi se non si interviene in tempo, è comunque probabile che esso sia realizzato prima dell'arrivo della pandemia in Europa (che secondo gli studiosi non dovrebbe arrivare prima del prossimo autunno); intanto è bene, evitando comunque la psicosi di massa, rispettare regole elementari di prevenzione come lavarsi spesso le mani, evitare contatti con persone malate, evitare viaggi nelle zone dove il virus si sta manifestando ecc. ecc.
In realtà, cosa che è stata evidenziata troppe poche volte in questi giorni, per tenere sotto controllo la febbre suina ed evitare episodi simili in futuro sarebbe opportuno modificare in meglio i sistemi di allevamento intensivo, ormai riconosciuti come una delle principali cause delle pandemie, ma ancora esistenti in molti paesi. Allevamento intensivo industriale significa detenzione di migliaia di suini in ambienti assolutamente inadeguati, con somministrazione forzata di cibo molto spesso trattato chimicamente e una forte concentrazione di nitrati: questi fattori oltre ad abbassare la qualità delle carni prodotte contribuiscono anche allo sviluppo di virus sempre più pericolosi con rischi anche per l'uomo.
A questo proposito è bene segnalare come nella nostra Valdichiana, dove l'attività di allevamento suinicolo è molto sviluppata, dei 150 allevamenti suinicoli esistenti nessuno è di tipo intensivo. Provvedimenti come la direttiva nitrati della Regione, le norme sul Benessere animale emanate dalla Comunità Europea e recepite dal nostro paese insieme a provvedimenti locali come la capienza dell'allevamento legata alla capacità produttiva del terreno disponibile assicurano oltre che la qualità della carne prodotta anche la pulizia negli allevamenti, la correttezza dell'alimentazione degli animali e soprattutto un relativo benessere per gli animali allevati, tutti elementi che permettono di allontanare il rischio di dilagare di questi virus
Ambientiamoci (5) - Sportello Coingas sulle rinnovabili e finanziamenti per bici elettriche
Continuiamo segnalando le iniziative tese a favorire la conoscenza e lo sviluppo dello sfruttamento di energie alternative rinnovabili e naturali per la produzione di energia elettrica. Fra le ultime novità:
1- un'importante iniziativa messa in campo dalla Società Coingas che interessa direttamente tutti i cittadini residenti nella nostra vallata. Si tratta dello “sportello informativo energia”, il nuovo servizio predisposto in collaborazione con Legambiente e alcune associazioni di categoria che risponde a qualsiasi richiesta dei cittadini in materia di risparmio ed efficienza energetica, utilizzo delle energie rinnovabili, procedure per l'installazione, incentivi ed agevolazioni finanziarie, accesso a bandi statali, regionali, provinciali e comunali. Lo sportello è aperto tutti i Martedi dalle ore 9 alle ore 13 presso la sede Coingas di Via Cocchi ad Arezzo.
2- la redazione di due proposte di legge per la concessione di incentivi statali ai cittadini che decidano di acquistare una nuova bicicletta, compreso le bici elettriche a pedalata assistita o un ciclomotore euro 2, senza l'obbligo di rottamazione di un ciclomotore usato. Augurandoci che tali proposte di legge possano essere velocemente approvate ricordiamo anche la disponibilità di nuovi incentivi statali per l'acquisto di biciclette elettriche e nuovo ciclomotori a seguito di rottamazione di ciclomotori euro 0 ed euro 1 ricordando infine sempre su questo tema che sono ancora disponibili i contributi comunali per i cittadini residenti nel Comune di Castiglion Fiorentino per l'acquisto di biciclette elettriche o a pedalata assistita.
Le "Giornate ecologiche Terontolesi"
Poche righe per segnalare un'importante iniziativa in tema ambientale organizzata dal centro socio-culturale "Tuttinsieme" per sabato e domenica prossima, con il duplice obbiettivo di informare sulle novità in arrivo in questo campo ed educare ad un comportamento corretto. Si tratta delle "giornate ecologiche terontolesi" che iniziano il 2 Maggio alle 9 con una ripulitura di fossi e discariche abusive nei dintorni della frazione cortonese, con idonee attrezzature fornite dal Comune, con ritrovo presso la sede del centro sociale in Via dei Combattenti. Sempre Sabato, alle 21, è previsto poi un incontro al centro sociale sul tema: "Smaltimento dei rifiuti solidi, il presente e il futuro prossimo per Terontola" in cui si presenteranno le novità per quanto riguarda Terontola, in particolare la nuova stazione ecologica che dovrebbe essere ultimata prossimamente. Infine, domenica 3 alle 8.30 la 28esima edizione della "Camminata Verde" che da Via dei Combattenti porterà i partecipanti fino al Colle dei Termini.
Ambientiamoci (4) - Solare: nuove opportunità e tecnologie
Continuano, ed è un piacere registralo, gli investimenti pubblici sulle energie rinnovabili nel nostro territorio. Ricordando che sono ancora disponibili somme destinate come contributo dalla Regione e dal Governo centrale verso privati per la realizzazione di impianti fotovoltaici e termosolari segnaliamo alcune novità.
- Dopo la centrale solare in fase di realizzazione nel Comune di Monte San Savino, la copertura dell'ospedale Santa Margherita di Fratta e altre opere a Lucignano e in altri comuni, è notizia di questi giorni che il Comune di Castelfranco di Sopra ha deciso di realizzare un campo fotovoltaico ad alta tecnologia con strutture portanti ad inseguimento solare, dalla resa di gran lunga superiore ai pannelli statici. Sarà realizzato su un terreno dismesso e la sua particolarità risiede nel singolare aspetto della struttura solare impiegata: a forma di fungo. L'impianto sarà in grado di garantire una produzione di energia pari a circa il 10% del fabbisogno energetico locale.
- Il Comune di Cortona nell'ultima seduta del Consiglio Comunale ha poi approvato il Regolamento Urbanistico che prevede facilitazioni per la messa in opera di impianti per la produzione di energia tramite fonti naturali. Il regolamento autorizza la nascita di centrali fotovoltaiche su terreni agricoli purchè essi non siano visibili dal centro storico cortonese, in modo da non stravolgere la caratteristiche panoramiche del nostro territorio troppo utili per la nostra economia fondata anche sul turismo. Sembra poi che Cortona proprio in una di queste zone non impattanti sia destinata ad ospitare una centrale solare da 11 Megawatt, una delle più grandi in Toscana. Analogamente le agevolazioni per il solare e altre fonti sono parte di tutti i nuovi regolamenti urbanistici in corso di approvazione nei comuni della nostra vallata.
- Sempre a proposito di solare è notizia di questi giorni che, in risposta al monopolio del silicio, alcuni ricercatori dell'Università di Tor Vergara Roma stanno sperimentando l'utilizzo di pigmenti tratti da frutta (arance) e verdura per ottenere energia fotovoltaica. Lo studio è finanziato da tre Aziende (Erg Renew, Dyesol e Permasteelisa). L'assenza del Silicio, l'elemento chimico che fa lievitare il prezzo di un pannello del 60%, potrebbe ridurre notevolmente i costi passando da 4 a 1 Euro per ogni Watt. A questo si aggiungerebbe il risparmio nelle macchine per la produzione dei pannelli che costeranno 1 Milione di Euro contro i 15 o addirittura i 100 necessari per altre forme di fotovoltaico