
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli (capitolo quarto)
Il conto energia questo sconosciuto - di Marco Sarcoli
Capitolo quarto: dove sta la fregatura? - conclusioni (finalmente)
(puntate precedenti)
Domanda: se sono così tanto convenienti, perché i tetti degli italiani non sono pieni di impianti fotovoltaici?
Risposta: francamente non l'ho ancora capito bene.
In effetti, però, qualche idea me la sono fatta: credo che l'imputato maggiore sia la scarsissima, per non dire nulla, informazione. Avete mai sentito parlare del “conto energia”? Tranne quelli che si informano autonomamente sulle energie rinnovabili dubito che qualcuno di voi abbia mai sentito parlare di tale incentivazione. Eppure il primo conto energia è stato istituito nel “lontano” 2005 ed è poi stato rinnovato, come si è detto, nel 2007. Per questo problema spero che i miei interventi possano essere di aiuto.
Altro motivo che ha impedito la diffusione degli impianti fotovoltaici è che l'idea di dover sborsare una certa quantità di soldi tutta insieme raffredda di certo gli animi. Riguardo a ciò vorrei proporre due analogie.
La prima analogia che vorrei fare è tra l'acquisto dell'impianto e l'acquisto di una automobile: non hanno la stessa utilità e quindi non possono essere considerate spese alternative, ma l'analogia sta nell'equivalenza delle cifre in ballo. Quando, però, si va a valutare il peso degli incentivi nei due casi si vede come per le automobili si arrivi al massimo, per esempio, su una fiat punto a metano al 30-40%, mentre per un impianto fotovoltaico, cercando di dare la cifra realistica ma anche il più possibile cautelativa (pessimistica) dell'esempio fatto nell'intervento precedente, al 220%. Certo non le si riprende tutte subito come avviene per lo sconto sulle auto, ma la differenza in termini economici mi pare sia evidente. Quindi potremmo dire che si tratta di una spesa che alla lunga non fa spendere, ma anzi guadagnare.
Proprio a partire da questa ultima affermazione nasce subito la seconda analogia: quella con un normale investimento al quale alcuni di voi avranno affidato i propri risparmi. Per essere più specifico vorrei fare una analogia con quelle forme di investimento in cui si vincola il proprio denaro in cambio di un limite di un guadagno minimo garantito (i più sicuri). In entrambi i casi il capitale iniziale viene restituito dopo un certo periodo con l'aggiunta di una certa quantità di interessi. Nel caso dell'investimento l'ammontare del capitale e, spesso, anche dei relativi interessi viene restituito tutto alla fine del periodo convenuto, mentre per l'impianto il sistema del pagamento bimestrale dell'incentivo corrisponde a una sorta di restituzione del capitale già dal mese dopo in cui viene riconosciuto l'incentivo potendo essere a sua volta reinvestito o speso a piacere da subito, pur continuando a “produrre interessi”, dato che l'impianto pur iniziando a restituire il capitale produrrà sempre la stessa quantità di energia e quindi di soldi.
A questo va aggiunto che un investimento come quello portato in esempio non produrrà mai un guadagno paragonabile a quello di un impianto fotovoltaico in conto energia. Gli investimenti che possono competere con quest'ultimo sono anche molto meno garantiti.
E se io non ho soldi da parte ma voglio lo stesso smettere di pagare la bolletta? Per sopperire a questo problema esistono dei modelli di finanziamento bancario anche sul totale della spesa, le cui rate vengono ripagate tramite cessione dell'ammontare dell'incentivo stesso per un certo numero di anni (mi raccomando non lasciatevi ingannare da chi vi offre impianti senza lasciarvi nemmeno qualche anno di incentivo!), concedendo, alla fine, anche un piccolo margine di guadagno oltre al risparmio in bolletta che ci eravamo proposti